L'istituto comprensivo Don Milani viene incontro ai genitori che chiedono di poter sostituire il pasto fornito ai loro figli dalla mensa scolastica con quello di casa. La legge non lo impedisce. Nasce così un regolamento ad hoc, che mette in fila tutta una serie di regole a garanzia della sicurezza alimentare. Regole chiare e anche rigide per genitori e docenti. Che si spera vengano comprese anche dai più piccoli. Dal 18 febbraio prossimo i figli dei genitori "No-mensa", che da mesi si mobilitano per avere la libertà di non acquistare più i buoni pasto forniti dalla scuola, potranno mangiare quello che prepara la mamma. Ma con paletti ineludibili che potrebbero anche diventare un boomerang. Se la scuola si trova a metà anno ad affrontare un non facile doppio sistema e i genitori avranno non poche incombenze e probabilmente anche delle spese, saranno soprattutto i bambini coinvolti ad affrontare dei cambiamenti significativi. Vediamo.

Intanto, il pasto domestico non potrà essere un panino qualunque: dovrà essere composto da alimenti non deteriorabili, che non si devono scaldare o conservare in frigo, già in formato monodose, in una borsa termica e con etichetta che indichi alimenti, nome, cognome, classe dell'alunno. Di più. Il bimbo che arriva col pasto da casa finirà - si legge nel regolamento - «a un tavolo diverso da chi usufruisce del servizio». Certo, per questioni di sicurezza alimentare, per evitare contaminazioni tra i cibi. E anche perché il personale della ditta delle mense non è farà la sanificazione anche per chi non usufruisce del servizio. I docenti, che vigileranno, sono sollevati comunque da ogni responsabilità rispetto al cibo. Starà ai genitori "educare" (scritto in maiuscolo nel regolamento) i propri figli a non scambiare il cibo con i compagni, per non rischiare contaminazioni in caso di allergie.

D'altra parte l'Asl, nei numerosi incontri svolti nel corso delle settimane passate, aveva avvertito che i locali scolastici e le attrezzature in dotazione, non sono adeguate per consentire un uso diffuso del pasto domestico. Mancano i forni per riscaldare e i frigoriferi per conservare i cibi. Per 500 bambini, insomma, la scuola dovrebbe trasformarsi. Ma la legge parla chiaro: non si può impedire il pasto domestico. E allora regole, regole rigide e inevitabili. Come il divieto del pasto misto. Non sarà consentito ai genitori decidere giorno per giorno come mangerà l'alunno. Entro il 15 febbraio per quest'anno sarà possibile fare domanda di esenzione dalla mensa, per la sottoscrizione di una liberatoria ben precisa. E una volta fatta la scelta, non sarà possibile tornare indietro. Il preside si riserva anzi la facoltà di revocare il permesso, qualora siano segnalate delle condizioni che lo impongono. Da ultimo, ma non in termini di importanza, accade che se il pasto domestico per un giorno viene dimenticato, è fatto divieto ai genitori di portarlo durante le lezioni. Né sarà possibile fargli usufruire il pasto della mensa. In buona sostanza, se non ha il pranzo, il bambino dovrà attendere che il genitore venga a prenderlo per portarlo a casa. Lezione saltata.

Sarà comunque solo il tempo a dire se andrà tutto liscio in termini di organizzazione, ma soprattutto di educazione, didattica e pedagogia.