Delocalizzazione e degli impianti di mitilicultura e itticultura.
L'argomento è tornato di grande attualità, alla luce dell'inchiesta che ha visto finire nel registro degli indagati diciotto concessionari delle attività di allevamento di pesci e cozze che insistono nel Golfo di Gaeta. Sono accusati di avere inquinato il Golfo con i retini usati per l'allevamento. Sul tema, dopo la decisione presa dalla Commissione consiliare ambiente, è voluto tornare il consigliere di minoranza, Claudio Marciano, il quale ha annunciato che «nel prossimo Consiglio Comunale proporremo, assieme a tutti gli altri gruppi consiliari, una mozione per impegnare il Comune ad adottare tutti gli atti legali, amministrativi e politici per ottenere la delocalizzazione degli impianti di mitilicultura e itticultura.
Dopo l'indagine della Procura sull'inquinamento ambientale da retini di plastica e la verifica sullo stato delle concessioni - alcune scadute e mai rinnovate, altre in scadenza - ci sentiamo in dovere di proporre un'accelerazione del procedimento di offshoring di questa pesantissima servitù ambientale per Formia e tutto il Golfo.
E' infatti inaccettabile che un milione di metri quadri del nostro mare sia occupato da allevamenti di pesci e cozze a volte senza titolo amministrativo e in evidente incompatibilità con la legge, i regolamenti e l'inquadramento del Golfo come Area Sensibile sanciti dalla Regione Lazio».
«In commissione ambiente c'è stata l'unanimità su questa linea - ha continuato il consigliere - e abbiamo fornito alla sindaca e alla maggioranza tutta la nostra disponibilità per fare un lavoro comune.
Lo spirito è quello giusto ma bisogna evitare di farsi stritolare dalle lungaggini politico-burocratiche dietro cui si celano vischiosi conflitti di interesse. La comunità - non solo di Formia - dovrà ritrovarsi presto per manifestare anche fisicamente la sua domanda di cambiamento».
In commissione ambiente, sono stati scelti all'unanimità due indirizzi: usare tutte le pressioni possibili in Regione affinché la Commissione Ambiente Regionale organizzi un'audizione per ascoltare le ragioni e le motivazioni per avviare la sperimentazione per la delocalizzazione degli impianti; avviare un iter procedurale attraverso l'avvocatura comunale per fare chiarezza sulle concessioni scadute e sulle inadempienze esistenti.
«È arrivato il momento - ha dichiarato la sindaca del Comune di Formia, Paola Villa - che la delibera di Area Sensibile prenda corpo e consistenza tenendo conto anche dei dati inerenti elementi inquinanti, in particolare azotati e fosfati, emersi dalla relazione Samobis».