Via libera per il ripristino della Casarina, vale a dire il sito archeologico sulle sponde del lago di Sabaudia. Il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha infatti stanziato 850mila euro per consentire i lavori nell'area archeologica che, salvo imprevisti, dovrebbe vedere la riapertura al pubblico entro quattro anni. L'obiettivo dichiarato è, ovviamente, quello di rendere fruibile l'area per visite guidate, cosa che al momento risulta impossibile per motivi di sicurezza.
Vediamo in dettaglio di cosa si sta parlando. La Casarina si trova tra il braccio della Bagnara e l'estremo sud del lago di Sabaudia: di fatto occupa una delle penisole sullo specchio d'acqua pontino. Si tratta delle rovine di un edificio sorto negli anni finali del I secolo a.C. che dovevano ospitare un complesso termale-balneare pubblico. Il sito si presenta adesso come l'esito di tre, forse quattro, fasi principali e di una di abbandono: alla prima si devono le opere di banchinaggio, la cisterna e le vasche; alla seconda, forse in epoca domizianea, la realizzazione di un piccolo edificio ellittico. Il complesso venne abbandonato con molta probabilità nel XIII secolo, data che risulta dal confronto con le murature del campanile della chiesa della Sorresca, realizzata dai monaci Basiliani di Grottaferrata. L'attuale nome della località sembra derivare proprio dall'attività di casari che qui i monaci svolgevano.
Un'ultima fase di ricostruzione, che riguardò il rifacimento del tetto, è probabilmente da attribuire a monsignor Collicola, tesoriere di Innocenzo XIII, che nel XVIII secolo ricevette l'incarico di restaurare il Porto Canale. «L'idea che vorremmo realizzare riguarda un Parco Archeologico che metta in rete, raccordandoli, tutti i siti storico-archeologici presenti tra il territorio di Sabaudia e quello del Circeo - affermò il sindaco di Sabaudia Giada Gervasi in occasione dell'apertura al pubblico di Villa Domiziano -, come la stessa Villa Domiziano, la Casarina, la Sorresca, le Terme di Torre Paola, il Canale Neroniano, le Fonti di Lucullo, i resti dei sepolcreti tra Molella e Mezzomonte, i resti di Cisterne sul Promontorio, la Villa dei Quattro Venti e l'Acropoli di San Felice».
I lavori per il ripristino dell'area archeologica della Casarina sono quindi la conferma che il progetto non è affatto campato in aria.