Coraggio e impegno quotidiano nel portare alla luce la verità. Sono queste le virtù per cui, questa mattina, l'Ufficio di presidenza del Consiglio della Regione Lazio ha conferito i premi "Dovere di Parola" a tre giornalisti che si sono distinti per inchieste su tematiche scottanti. A ricevere il premio, insieme a Giovanni Bianconi del Corriere della Sera e Paolo Borrometi di Tv 2000, la giornalista di Latina Oggi Graziella Di Mambro, negli anni autrice di inchieste sulle infiltrazioni mafiose nel Sud Pontino e sulla gestione illecita dei rifiuti, costate anche minacce e intimidazioni. "Io racconto la provincia di Latina - ha affermato Graziella Di Mambro - che è un 'supermercato' della criminalità per appalti, droga, turismo e che cerca di sostituire l'economia legale con quella illecita. Ma ci sono anche messaggi di speranza in territori che sembrano perduti".

Borrometi, ha affermato all'Ansa che "nel mestiere di giornalista non c'è eroismo: se un giornalista apprende un fatto può solo raccontarlo. Dedico il premio a Giulio Regeni, contro chi dice che chiedere per lui verità e giustizia sia solo un affare familiare".  "Faccio il cronista da molto tempo - ha aggiunto Bianconi - e a volte ci si trova a scoprire che la cronaca diventa storia. Uno dei miei primi servizi alla metà degli anni '80 fu l'appello per il sequestro Moro, e da quella storia non mi sono più staccato fino al mio ultimo libro. L'Italia ancora porta i segni di quella stagione, basta vedere la storia di Cesare Battisti. Ci sono ferite di cui evidentemente bisogna continuare a parlare".