Il sottosuolo di Terracina è un giacimento archeologico. Si sapeva ma come se non bastasse continuano ad emergere prove inoppugnabili. Gli archeologi che da anni ci lavorano confermano: difficilmente se si scava non emerge qualcosa. Ultimo in ordine di tempo, e di primaria importanza, lo scavo iniziato nel 2000 e ripreso nel 2017 per non chiudersi praticamente più nel piazzale di proprietà dell'Eni, dove sono emerse le cosiddette "Terme di via Roma". Vasche, mosaici e statue anche di epoche diverse, accumulate nel sottosuolo. Ieri mattina in sala giunta alla presenza della dottoressa Paola Refice, nuovo Soprintendente Archeologia, Belle arti e paesaggio delle province di Latina, Frosinone e Rieti, il responsabile di zona dottor Francesco Di Mario ha fatto il punto su questo scavo, partito causalmente e diventato uno «scavo serio». A febbraio è stata firmata una convenzione con Eni per proseguire con scavi sistematici che stanno portando alla luce «moltissime emergenze e sculture» che sarà possibile «documentare con metodologie hi-tech come laser scanner e 3D». Il Soprintendente Refice per il poco che ha visto ha parlato di Terracina come di una città «oggetto di una mitografia importante. Siamo in un'area in cui sono passati gli eroi e i miti omerici, scorre la via Appia, c'è quindi la necessità di ricostruirne l'identità. Pensiamo alla rivisitazione del parco di via Appia, all'acropoli del centro storico ma anche alle terme di via Roma, cerniera archeologica tra il centro storico antico e il litorale».

Le "Terme di via Roma" risalgono all'epoca tardo imperiale, uno dei sette impianti fino ad oggi individuati. «Presto la documentazione raccolta confluirà in una pubblicazione seria», spiega Di Mario, che accanto ai ritrovamenti del 2000, un Giove fanciullo del I sec. a.C., menziona quelli del 2017 come la Diana (II sec. a.C), il principe ellenistico, le divinità in nudità eroica. «I rinvenimenti non sono accidentali», ha poi precisato l'archeologo Innico. «Grazie all'archeologia preventiva, abbiamo una mappatura aggiornata. Tra il 2000 e il 2019 sono state trovate ben 9 statue e tutta questa ricchezza immaginiamo sia dovuta al grande porto traianeo di cui era dotata Terracina».

Visibilmente soddisfatti l'assessore ai Beni culturali Barbara Cerilli e il sindaco Nicola Procaccini, grati all'Eni per la disponibilità data a procedere con la conoscenza del sottosuolo. L'area termale dopo gli scavi non ancora conclusi, sarà catalogata e ricoperta. Non sarà possibile, insomma, lasciarla a vista per una questione di sicurezza. «Il muraglione della rampa Braschi non ha fondamenta, non possiamo scavare oltre» ha spiegato Di Mario. Procaccini ha aperto uno spiraglio per il futuro. «Inutile fare le cose a metà. Quando saremo in grado, faremo riemergere per bene le terme. È bene, per ora, sapere cosa abbiamo. Quando saremo pronti li tireremo fuori». Ed è quello che, in fondo, tutti sperano.