«Nel periodo della mia partecipazione al clan - è Agostino Riccardo che parla - Pasquale Di Silvio era detenuto e per questo, sedevano al fianco di Armando, alternandosi, i suoi figli Gianluca, Ferdinando Pupetto o Samuele. La posizione di ciascuno di loro nella scala gerarchica del gruppo era identica, anche se ognuno di loro ha un diverso ruolo: nella droga, nelle estorsioni e nelle spedizioni punitive.... Gianluca è una persona senza scrupoli... Ferdinando Pupetto è molto pericoloso e gira spesso armato... Samuele è il più spietato, parla poco ed è sempre pronto all'uso della violenza. Comunque tutti i figli sedevano al tavolo centrale. Io sedevo al fianco di Armando perché ero lo stratega delle estorsioni».
La descrizione della struttura organizzata della famiglia Di Silvio fatta da Riccardo è molto dettagliata, e ricca di spunti offerti dal pentito per far comprendere ai magistrati che lo interrogano quale sia stato il potere intimidatorio del gruppo e la sua forza di dissuasione nell'ambiente criminale pontino. Riferisce che i fratelli Di Silvio non esitavano a compiere estorsioni ai danni di gruppi di pregiudicati, arrivando anche alle minacce di morte. «Non appena arrivati i fratelli Di Silvio rivolsero a tutti minacce del tipo "ti sparo in testa" oppure "sparo a tua figlia". Andammo via soltanto dopo che Gianluca, rivolgendosi al gruppo che aveva di fronte, disse che non era più una questione di soldi, e che avrebbe comunque dovuto sparare. Tornammo a Campo Boario e Samuele non parlava, il che mi preoccupò, perché era evidente che volevano sparare. parlai con Armando affinché cercasse di calmare i figli e così accadde. Quelli (le persone minacciate) dopo circa mezz'ora vennero a Campo Boario per giustificarsi del sostegno dato a...... Era evidente che avevano molta paura. Armando chiese loro per il disturbo la somma di 5.000 euro. Il giorno seguente ci portarono i cinquemila euro in un bar».
Un altro episodio narrato da Riccardo è quello avvenuto all'indomani della scarcerazione di Pupetto nella primavera del 2016, dopo sei anni di detenzione per avere sparato a.... Si era sparsa la voce che girasse armato per sparare di nuovo alla stessa persona. Lo venni a sapere e capii che era una situazione pericolosissima e che si sarebbe arrivati a sparare. Andai a cercare... lo trovai armato e siccome si fidava di me lo feci incontrare con Pupetto. Sedettero entrambi al tavolo centrale, con me e Armando e fu un vero e proprio summit. Ricordo che .... disse "ho saputo che mi vuoi sparare" e Pupetto rispose che non era vero. Poi ... chiese perché gli aveva sparato anni prima e Pupetto precisò che il motivo era per la frequentazione da parte di ... di una ragazza che usciva anche con lui, con Pupetto. Ricordo che alla fine si strinsero le mani, con il suggello di Armando che pose la sua mano sopra quelle dei due».