Un giovane architetto, Giuseppe Zander, ne immaginò la ricostruzione subito dopo la distruzione dei bombardamenti del 4 settembre 1943. E un giovane architetto ottanta anni dopo ne progetta la sua rinascita. Lungo questo filo ininterrotto fatto di studio appassionato si apre uno spiraglio per l'ex convento di San Francesco, ex ospedale civile, finito in sfacelo dopo che, dal 1875 al 1994 ha svolto il ruolo di ospedale civile. Ieri nell'ambito del Festival delle emozioni nella scuola Elisabetta Fiorini, un convegno dal titolo "Proposta per un eco-museo del sud pontino" ha dato modo di tornare a sperare di riaprire questo pezzo di patrimonio cittadino.

Al tavolo, moderati dal professor Mimmo De Rosa, Lavio Grossi di Archeoclub, che con Wwf e Cultura e territorio è tra le associazioni che hanno lavorato duro per ottenere le necessarie tutele legislative dell'Acropoli e l'indivisibile Parco della Rimembranza. E la dottoressa Verdiana Longhitano, giovanissimo architetto dell'Università di Catania, autrice di un progetto di rifunzionalizzazione, nato dopo che nel 2015, con i colleghi di corso di Laurea della facoltà di Architettura di Siracusa è stata accompagnata in città dalla professoressa Caterina Carocci, che a Terracina è nata.

La storia è tristemente nota. Con il trasferimento dell'ospedale nel nuovo edificio, è iniziato il degrado. Spariti nel nulla i 120 letti, cannibalizzati i bagni, gli infissi, la camera operatoria, distrutto l'archivio. Alle denunce, ha raccontato Grossi di Archeoclub, si è affiancata la battaglia per la tutela. Le leggi e gli atti necessari per «creare le condizioni di oggi, per cui si può parlare di recupero delle strutture». I 62 ettari di area protetta del Sic, il decreto del Mibact del 2004 che ha creato l'area area monumentale sottoposta a vincolo specifico e l'inserimento, solo qualche anno fa, dell'Acropoli nel nuovo perimetro dell'ente parco dei Monti Ausoni.

La professoressa Carocci, che evidentemente a Terracina ha ancora il cuore, ha ricostruito con trasporto la storia di questa «porta di ingresso sul mare alla grande area del parco dei Monti Ausoni». Una ricerca accurata sui documenti del architetto Giuseppe Zander, per finire all'oggi, in cui l'ex convento è, appunto, «solo ex, non è nulla, è scomparso dalla città e tuttavia è lì, ovunque si alzino gli occhi», a rievocare le «vite che vi si sono svolte dentro». Le slide si susseguono, stampe di ogni epoca, questo edificio imponente domina la città, al di sotto soltanto del Tempio di Giove Anxur. Intorno, l'Appia antica, il bastione poligonale, un muro sostruttivo di epoca romana. «Quale città ha un palcoscenico che guarda la città così potente?». Deve rivivere. Come? L'architetto Longhitano ha ideato un eco-museo con le più moderne tecniche architettoniche, integrando conservazione e trasformazione e calando l'edificio nel suo contesto, mettendolo in rete con l'Abbazia di San Magno di Fondi, la sughereta di San Vito a Monte San Biagio, le Grotte di Pastena. Orti urbani come ce ne erano in origine, una foresteria per accogliere camminatori e pellegrini, una biblioteca e una sala conferenza. Si può fare, partendo da piccole cose, ha spiegato di seguito Anna Giovannelli, architetto docente all'Università La Sapienza, facendo interessanti esempi nati in Spagna e Portogallo.

Passo indispensabile, trasferire la proprietà dalla Asl che, come specificato dal consigliere Gaia Pernarella, «non può più investire in un edificio che ha smesso la sua funzione sanitaria» alla Regione. «In questi giorni stiamo discutendo i regolamenti per la gestione dei beni comuni», spiega. «E sarà messo in sicurezza il tetto dopo l'uragano». Un passo alla volta.