Il liceo Artistico di Latina sta per spegnere la sua cinquantesima candelina. E per l'occasione, il liceo sarà presto intitolo ad un personaggio, il cui nome deve essere ancora selezionato. Proprio in vista di questo importante avvenimento, lo stilista, artista e soprattutto ex alunno del liceo, Maurizio Galante, ha deciso di dare un contributo personale per la scelta del personaggio in questione, sostenendo - così come altri creativi, artisti ed ex studenti -  il nome di Claudio Cintoli, docente prematuramente scomparso. "Raccontava storie e ci faceva osare, osare era una delle parole chiave che anche se non pronunciata viveva come un'essere nascosto ma vitale. Cercare, sognare, libertà e identità: erano le altre parole chiave che pur non sapendo utilizzavamo senza misura", racconta Galante che per "convincere"ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta alla città".

Ed ecco la lettera di Maurizio Galante

"Tanti fogli, tanta carta: carta vegetale, carta paglia, carta cellulosa.
Risme, blocchi, fogli su fogli.......
In una giornata di ottobre Claudio Cintoli era entrato nella nostra classe e nella nostra vita, in quell'aula che con le sue ampie finestre in alluminio anodizzato si apriva come una grande vetrina sulla città.
La prima A era la mia classe, al secondo piano della succursale in via Cairoli, un immobile 1970 nella più grande tradizione palazzinara.
Gianna Marcacci, Alessandra Pozzani, Tonino Felici, Vera Trpevski, AnnaNice D'Alessio, Antonella Roma, Domenico Renzullo, Clementina Corbi, Anna Perrelli,  Anna Coluzzi, Tina Mastrantuono, Graziella Maule, Gianna Vacca, Gabriella Calisi... eravamo circa 20.
Con Claudio Cintoli le lezioni spesso cominciavano tracciando qualche linea senza guardare il foglio, ma con gli occhi attenti alla modella che posava per noi, gesti veloci, come veloci erano lo scorrere dei fogli dopo aver con un occhiata controllato la nostra creazione.
Mano destra, mano sinistra, con gli occhi chiusi ricordando le forme della modella...
Una volta finito svelto lo sguardo ammirava il risultato e con il passare dei giorni gli occhi trovavano un punto d'incontro con il gesto, con la mano e il tratto appariva "liberato", fluido e sinuoso.
Con Cintoli ogni esercizio cercava di parlare a quel bambino che abbiamo dentro di noi e che a volte dimentichiamo, quel bambino che fa sì che siamo unici e diversi: preziosi.
Le prime lezioni erano state buffe, tra risa e festa.
Eravamo come quegli indigeni che incontrarono per la prima volta il navigatore Jean François de la Pérouse nella terra del fuoco: storditi, affascinati, impauriti e curiosi per un mondo nuovo che si apriva ai loro occhi, anche noi non capivamo cosa ci stesse raccontando Claudio Cintoli, la sua "lingua" era diversa da quella che fino ad allora gli altri professori ci avevano parlato, ma capivamo che quel capitano ci avrebbe portati lontano.
Io non sapevo nulla di lui ma Vera ne parlava come di un eroe antico, sua sorella, più grande di noi lo aveva avuto già come docente.
Claudio Cintoli ci parlava di kaos e di controllo, era imprevedibile nella gestione dei suoi corsi e questo ci obbligava a rimanere piacevolmente vigili e curiosi.
Raccontava storie e ci faceva osare, osare era una delle parole chiave che anche se non pronunciata viveva come un'essere nascosto ma vitale.
Cercare, sognare, libertà e identità: erano le altre parole chiave che pur non sapendo utilizzavamo senza misura.
Ancora oggi mi ritrovo a rivivere quelle emozioni quando durante le mie lezioni all'Università Americana Parsons, nella mia Parigi, cerco di far capire ai miei studenti che non bisogna aver paura dello "spazio" vuoto del foglio e della matita che, in simbiosi con il gesto traccia linee corte, lunghe, storte e 
fine.....che non bisogna aver paura del risultato, che non esistono creazioni belle o brutte ma solamente e semplicemente delle creazioni.
Cerco di spiegare che non bisogna aver paura di non riuscire a riprodurre ciò che si vede ma che i nostri occhi possono unirsi alle emozioni e guardare (in maniera del tutto personale) al di là della realtà.
Questo anno il Liceo Artistico di Latina (il mio Liceo) compie 50 anni, per l'occasione si deciderà un nome.
Sono certo che i nomi siano molti come molte le proposte, ma fondamentale mi sembra la scelta di un nome/messaggio importante e unico per la nostra città con il suo territorio, un nome importante per il mondo dell'arte e che sia testimonianza di momenti vissuti all'interno del nostro Liceo Artistico.
Sono certo che la mia esperienza con Claudio Cintoli non sia la sola e a nome di tutti quegli studenti che hanno imparato a sognare credo di poter  dire/urlare che il solo nome che si possa dare al Liceo Artistico di Latina sia quello di Claudio Cintoli".