Il caso Aeop - associazione europea operatori polizia - torna a far parlare di sè. Anzi. Dopo l'archiviazione, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, è uno dei protagonisti di questa vicenda: Giuseppe Favoccia (difeso dagli avvocati Michelangelo Fiorentino e Enrico Mastantuono), il quale insieme ad Ernesto Bardellino, avevano pensato di aprire una sede dell'associazione, con lo scopo di offrire un servizio di protezione civile al Comune di Formia. Vennero accusati di falso, e di avere usurpato il titolo, tutto finito in una bolla di sapone con il decreto di archiviazione da parte del GIP del tribunale di Cassino, Sodani. La vicenda trae origine da una segnalazione della Questura di Latina che riferiva della esistenza di una sezione della A.E.O.P che riteneva che tale attività fosse condizionata da elementi di Formia legati alla malavita.
Quella mattina di agosto si presentarono gli agenti a casa sua e «venne eseguita una perquisizione presso il mio domicilio - racconta in esclusiva Favoccia - e degli altri coindagati dalla quale non emergevano elementi tali da confutare i sospetti e i dubbi della Questura. Inoltre, nel decreto di sequestro, si faceva riferimento a presunti precedenti penali oltretutto risalenti e per i quali in alcuni vi era stata la riabilitazione da parte del Tribunale di Sorveglianza di Roma, mentre la condizione per poter far parte della AEOP reca la dizione "di non avere pendenze rilevanti con la giustizia"». L'assenza di pendenze rilevanti.
«Non avevo né ho pendenze rilevanti con la giustizia - ha dichiarato - Ma quello che più mi ha colpito in questa vicenda, è la dichiarazione resa dall'allora sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo, il quale, senza mai aver specificato per quale motivo o scelta, non ha mai voluto occuparsi di aprire la sezione della AEOP a Formia dalla quale, in caso di necessità, avrebbe potuto avere un aiuto disinteressato e fattivo relativamente ad aspetti di protezione civile. Peraltro, l'iscrizione alla AEOP, veniva "certificata" dalle dichiarazioni rese dal Presidente e fondatore della AEOP il quale affermò che io e gli altri, siamo stati iscritti all' associazione sin dal 2012. Questi i fatti. Quindi nessun reato poteva essere ipotizzato e tale concetto è stato ripreso dal pubblico ministero che nella sua richiesta di archiviazione, ha proprio sancito che non vi sono stati condizionamento dell'attività amministrativa nemmeno nella forma di proposito peraltro non penalmente rilevante; ed infine, la dizione "non avere pendenze penalmente rilevanti" esclude la sussistenza del dolo. Come ben si vede, si è cercato di colpire l'attività nobile e socialmente utile prospettata anche dal sottoscritto e contrastata in maniera equivoca e malfidata soprattutto da parte dell'allora sindaco Sandro Bartolomeo. Non sono mai stato né usurpatore di titoli né ho mai reso dichiarazioni false soprattutto alle autorità».
E la parola fine a questa storia, dopo il gip, l'ha voluta mettere proprio Favoccia.