È tornata a casa sua, a Latina, per raccontare agli studenti del Vittorio Veneto - Salvemini una delle più importanti scoperte medico-scientifiche di sempre: si tratta di Barbara Ensoli, direttrice del National Hiv/Aids Research Center dell'Istituto Superiore di Sanità, la madre del primo "vaccino" contro il virus.
Barbara Ensoli, ospite dell'associazione Siamo Sapiens nel convegno patrocinato dal Comune di Latina e ospitato nell'aula magna dell'istituto superiore di viale Mazzini, ha illustrato al pubblico ogni singolo passo della ricerca e della sperimentazione clinica, eseguita in Sudafrica e in Italia sull'uomo, raccontando con estrema chiarezza quali sono stati gli step che hanno permesso di raggiungere lo straordinario risultato.
Naturalmente - ricorda Ensoli - la scoperta in questione non è un vaccino definitivo all'Hiv, ma si tratta di un risultato importantissimo, che apre a nuove prospettive concrete per una cura funzionale del virus, così da permettere ai medici di controllarlo anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. È quindi il primo apripista per una cura definitiva che potrà eradicare il virus.
Quella di Barbara Ensoli non è stata soltanto una lezione di scienza, ma anche di vita: dietro alle provette e ai camici bianchi, ci sono storie di persone che combattono contro un virus che continua a diffondersi. «La popolazione del Sudafrica è tra le più colpite dal virus» spiega Ensoli, che ricorda della sua esperienza in un territorio fragile, dove l'Hiv ha colpito anche molti adolescenti «che potrebbero essere i nostri figli». E com'è la situazione in Italia? Ad oggi, la nazione conta ancora 130mila infezioni. «L'Hiv esiste e bisogna pensare quando si agisce. Quando si ha un rapporto sessuale con qualcuno, bisogna pensare».
Ad oggi, tre sono le azioni esistenti per combattere il virus: prevenzione, testing continuo e poi (se si è infettati), la terapia, che ad oggi si basa su una combinazione di farmaci che purtroppo il paziente deve prendere per tutta la vita. Infatti, non appena si interrompe la cura, il virus ricomincia a diffondersi, perché al momento non esiste un modo per sconfiggerlo.
Ed è qui che si inserisce la scoperta di Barbara Ensoli, un "vaccino" il cui obiettivo è proprio quello di distruggere o controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali, così profilare nuove opportunità per la gestione clinica a lungo termine delle persone affette da Hiv, riducendo la tossicità dei farmaci e migliorando la qualità di vita. «Ma stiamo ancora studiando, stiamo cercando anche di capire da dove viene». Certo, di lavoro ce n'è ancora molto da fare, ma finalmente c'è una speranza concreta.