Giurisprudenza e buon senso alla mano, ventisei studenti che frequentano quasi quotidianamente la biblioteca "Olivetti" scendono in campo a difesa della scelta della responsabile di chiudere i locali per il troppo caldo. Loro, che di solito si battono perché le aperture siano prolungate, stavolta dicono che sì, era inevitabile chiudere. E lo fanno con una lettera aperta rivolta all'amministrazione comunale, in risposta all'assessore alla Cultura Barbara Cerilli che invece aveva stigmatizzato la decisione dei dipendenti. «L'articolo 2087 del Codice Civile stabilisce che il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori - scrivono i 26 studenti - e il mantenimento della temperatura degli ambienti di lavoro rientra tra queste misure». I ragazzi citano una sentenza della Corte di Cassazione del 1 aprile 2015, sezione Lavoro, n. 6631 in cui «è stata giudicata lecita l'astensione di un gruppo di lavoratori dallo svolgimento delle mansioni a causa della temperatura troppo bassa», proseguono i firmatari, «Mutatis mutandis, anche le temperature troppo alte diventano quindi una lecita ragione».

Ma non è tutto. I giovani utenti testimoniano anche loro dei piccoli malori dovuti al gran caldo, che avrebbero anche costretto un dipendente a mettersi in malattia. E soprattutto che, scrivono, «il disservizio non va avanti da pochi giorni ma persiste dall'inizio dell'estate e si ripresenta, puntuale, ogni anno». I condizionatori, poi, tanto più in una biblioteca non sono rinunciabili, aggiungono: «In un luogo come la biblioteca le temperature vanno sempre tenute sotto controllo per non far rovinare i libri, che altrimenti tra il tufo dell'edificio e il legno e le lamiere degli scaffali nel giro di qualche anno sono da buttare». Insomma, così non va. E lo vogliono dire forte e chiaro, fuori dalle strumentalizzazioni politiche. «In una città in cui si sta recuperando l'antico teatro di epoca romana e si sta restaurando una statua di Diana con le più innovative tecnologie del settore, la biblioteca viene tenuta come una sorta di forno per libri il tutto per un pezzo di condizionatore guasto». I 26 firmatari chiedono un'attenzione costante al loro luogo di studio, riconoscono che ad oggi il condizionatore funziona, anche se «devono venire tutti i giorni i tecnici ad azionarla manualmente». E a loro il "meglio di niente", pare proprio non basti.