Far sì che la città si accorga di avere dei musei, riallestirli, valorizzarli, far parlare queste strutture e farle dialogare con l'esterno per ridare alla cultura la dimensione che deve avere in un Comune capoluogo di provincia. Ci ha provato e ci è riuscito per un periodo l'architetto Francesco Tetro, direttore scientifico alle istituzioni museali di Latina, mettendo al servizio del progetto di Lbc competenza, professionalità e la signorilità che lo contraddistiguono. Ma alla fine si è scontrato con la miopia liquida di una città e di un'amministrazione che ama straparlare dell'evento del cantante di grido dal corposo ingaggio, ma che, molto spesso, non va al di là della logica da circolo ricreativo disconoscendo la sua cultura e le sue risorse. Tetro non è più direttore dei musei Duilio Cambellotti, della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea e del Museo della Medaglia, numismatica, grafica incisa e fotografia dedicato a "Mario Valeriani", le strutture che, da assessore nella prima giunta Finestra, aveva contribuito a creare e che ha ripreso in mano nel 2017 per scongiurarne l'espulsione dall'organizzazione museale regionale. Il contratto è scaduto, ma il divorzio si è consumato mesi prima nel disinteresse di chi guida il Comune. Solo un incarico pro forma? No di certo, perchè l'architetto non eletto per pochi voti nelle file della cvica di Coletta, ha cercato di dare corpo e sostanza al progetto sulla cultura di Lbc. Mentre contemporaneamente curava e gestiva le prestigiose mostre su Cambellotti a Roma (in interscambio virtuoso con Latina) suo è stato il sigillo sul progetto dell'art bonus, a cui sembra però, non sia stato mai invitato, sua la cartellonistica del Cambellotti (oggi diventato un museo per fare altre cose) e il riallestimento della Pinacoteca con opere storiche e nuove acquisizioni, sue le visite guidate tra 2017 e 2018 per riportare i cittadini nei musei civici a dispetto di quell'organizzazione impossibile per una città che voglia dirsi turistica e culturalmente apertura (sono chiusi nel weekend e tre pomeriggi a settimana). Registrando il totale disinteresse dell'amministrazione, Tetro a marzo ha cominciato a defilarsi credendo il suo contratto fosse scaduto. Invece scadeva a giugno. Ma poco è cambiato. Non un parola, non un cenno dal sindaco Coletta. Eppure a febbraio aveva scritto una lettera al sindaco, regolarmente protocollata, con critiche puntuali. Tetro ha lamentato la non considerazione, da parte dell'amministrazione del suo ruolo, il rischio di vanificare gli sforzi fatti fino a quel momento per esportare l'arte locale e il non riconoscersi più nella cultura portata avanti da Lbc rispetto al programma elettorale. Ma non un cenno, o un parola, sono arrivate dal Palazzo. «Io mi sono candidato, ci ho messo la faccia – dice oggi interpellato direttamente – credevo nel progetto trasversale di Lbc. Quel progetto non è stato portato avanti, la cultura che era stata sponsorizzata come l'unica priorità oggi è senza risorse e senza idee. I musei sono gestiti come uffici con pochi dipendenti ed orari improponibili». E lei? «Io ero diventato il facchino dei musei, aprivo e chiudevo le porte. Eravamo arrivati al paradosso di recuperare grandi opere e di non avere i soldi per cornici da 40 euro, un approccio che valeva per le piccole come per le grandi cose. Non era un problema dei singoli assessori, ma una criticità generale, la chiamerei di scarsa considerazione della cultura. I soldi che non ci sono è il solito refrain ma c'è sempre stato nella pubblica amministrazione in settori come questo. Io da assessore le risorse le trovai con gli sponsor». Poi si lascia scppare una chiosa amara: «Avrei voluto chiedere scusa a chi mi ha votato, perché mi sono sentito imprigionato in una dimensione nella quale non potevo mettermi al servizio della comunità come avrei voluto. Se hai un ruolo ma poi non vieni tenuto in considerazione dagli assessori e dai dirigenti, capisci che te ne devi andare». Lo ha fatto in punta di piedi, in silenzio, così come era arrivato. Ma il suono assordante dell'ennesima occasione persa dall'amministrazione per fare le cose per bene e non farsi scappare una risorsa, quello resta tutto. Ed è un suono già noto.