Lo spunto è quello della riproposizione del documentario Latina-Littoria di Gianfranco Pannone, proiettato l'altra sera nell'Arena del cinema Corso. Un pezzo di storia cittadina che si avvita nella discussione consiliare preliminare all'adozione del Piano regolatore dell'architetto bolognese Pierluigi Cervellati, incaricato dall'amministrazione Finestra di ridisegnare la città.
Claudio Moscardelli, già all'epoca protagonista della vita politica cittadina (nel 2001 era segretario cittadino del Partito Popolare Italiano), non si fa sfuggire l'occasione per proporre, o meglio introdurre, la discussione su un tema che resta vitale per il futuro di Latina, quello delle scelte urbanistiche intese come strumento di crescita e sviluppo del tessuto sociale e culturale prima ancora che edilizio ed economico.
«Quello di Cervellati è sempre stato presentato come il Piano buono, attaccato dai costruttori rapaci per ragioni di pura speculazione edilizia – spiega Moscardelli – Ma in realtà le cose stanno assai diversamente, come ha provato a sottolineare l'architetto ed ex assessore all'Urbanistica del Comune di Latina Massimo Rosolini, ma purtroppo senza avere a disposizione il tempo di approfondire. Vale comunque la pena cogliere l'occasione per tornare a discuterne, cominciando col dire che il Piano regolatore adottato nel 2001 e poi bocciato dal Tar per vizi procedurali, era sbagliato nel metodo e nel merito, viziato da un pregiudizio ideologico nei confronti della città e tendente ad ignorare i nodi cruciali da affrontare».
Secondo Moscardelli, Latina non è la brutta città di Cervellati, che la definiva villettopoli o disordine pianificato, ma è invece una delle città che si è maggiormente sviluppata attraverso lo strumento della pianificazione.
«La vivibilità e la qualità urbana sono sempre stati il tratto distintivo di Latina, facendone una specie di nuova frontiera che ha attratto qui cittadini provenienti da tutta Italia, fino a diventare la seconda città del Lazio. Cervellati, proponendo un nuovo sviluppo urbanistico sull'asse Borgo Piave -Borgo Isonzo puntava a smantellare l'idea di città al servizio del territorio, un'idea di fondazione rispettata da Piccinato nel suo Piano regolatore del 1972. E soprattutto voleva cancellare l'asse della Mare-Monti, la spina dorsale della città che dovrebbe congiungere Latina Scalo alla Marina, e non prevedeva alcun intervento strutturale per il Lido».
L'ex senatore del Pd aggiunge inoltre che l'architetto Cervellati voleva svuotare il centro storico per farne un quartiere universitario, e che nel suo disegno ignorava l'asse Piazza del Popolo – Stadio comunale, che dovrebbe invece rappresentare il momento di una ricucitura ideale per lo spazio urbano centrale. Quanto alla Marina, Moscardelli si dice convinto che la prima cosa da fare sia la pedonalizzazione della strada Lungomare da Capoportiere a Foce Verde e l'adozione di una variante che sappia restituire al litorale la funzione ricettiva.
«Oggi serve un documento programmatico generale di sviluppo della città che abbia come obiettivo la riqualificazione e non il consumo di territorio – insiste Claudio Moscardelli – E serve un nuovo disegno urbano connesso ad una rete di servizi a sostegno della società, della cultura, dello sport, dell'ambiente, dei fattori energetici alternativi. E' ora di tornare a discutere di questi temi, soprattutto in una fase in cui il confronto si svolge tra la rivendicazione di regolamenti, l'aspirazione a poltroncine, gli annunci di un ritorno, con indosso la felpa del momento, di quelli che hanno contribuito a sfasciare Latina»