La decisione dell'amministrazione comunale di non costituirsi parte civile nel processo Gangemi rischia di rivelarsi un nuovo boomerang per la coalizione civica. Durante la commissione Affari Generali di giovedì, infatti, la maggioranza ha preso tempo di fronte alla proposta avanzata nelle scorse settimane dalle associazioni "Reti di Giustizia-Il Sociale Contro le Mafie" e "La Frusta Politica" che chiedevano al Comune di costituirsi in giudizio nel procedimento contro Sergio e Gianpiero Gangemi, Mirko Morgani e Patrizio Forniti. I quattro sono accusati in concorso di essere gli autori di una serie di richieste estorsive e usura con tanto di minacce e attentati, a carico di due imprenditori, uno di Aprilia e l'altro del litorale romano. Un'inchiesta coordinata dalla Dda di Roma perché le modalità con cui il gruppo avrebbe agito erano di natura mafiosa e culminarono con una serie di assalti prima con pistola, poi con granate, fino al fucile d'assalto con cui vennero esplosi oltre 20 colpi verso mura e finestre - per fortuna blindate - di una delle due famiglie.
Eppure, nel corso della commissione, nessun consigliere ha pubblicamente appoggiato la richiesta delle due associazioni; a esclusione del capogruppo di Forum per Aprilia, Vittorio Marchitti, unica voce fuori dal «coro» a formulare un ragionamento politico e non tecnico. Per Marchitti questi gravissimi episodi rappresentano un «danno d'immagine per Aprilia», che spesso in passato è stata descritta come una «piccola Chicago». Ma quella di Marchitti è rimasta una voce isolata. Gli altri consiglieri di maggioranza sono parsi inclini a bocciare la richiesta, sulla scia delle perplessità manifestate dal responsabile del servizio Avvocatura e fatte proprie anche dal presidente della commissione Omar Ruberti (Lista Terra) e dai consiglieri di maggioranza Marco Moroni (Unione Civica) e Federico Cola (L'Altra Faccia Politica).

Gli errori della maggioranza, i silenzi dell'opposizione
L'errore della maggioranza è stato quello di affrontare la questione dal punto di vista tecnico e non politico (come ha fatto Marchitti), non comprendendo gli effetti che potrebbe provocare un «no» alla costituzione di parte civile in un processo simile. Ma imbarazzanti sono stati anche i silenzi dell'opposizione, che si è accodata alla scelta della maggioranza non contestando minimamente la posizione espressa in aula. Un silenzio trasversale, visto che in aula erano presenti Domenico Vulcano (lista Vulcano), Matteo Grammatico (Fratelli d'Italia), Francesca Renzi (Lega), Giorgio Giusfredi e Davide Zingaretti (lista Giusfredi) e Vincenzo Giovannini (Partito Democratico).


Il sindaco prende tempo: «Ne riparleremo in maggioranza»
La scelta del Comune ha destato enormi polemiche, sia sui social network che da parte degli attivisti dei meetup. Ma soprattutto enorme è stata la delusione dei proponenti. Per questo il sindaco Antonio Terra ha preso tempo, spiegando che la questione non è chiusa ma verrà affrontata in una seconda fase. «Su un tema del genere abbiamo deciso di operare nella massima condivisione. E dalla commissione - afferma Terra - è uscito un parere praticamente unanime di maggioranza e opposizione. Abbiamo pensato che un momento di confronto potesse essere utile per capire come comportarsi in queste situazioni. Detto questo, visto l'evolversi della situazione affronteremo la vicenda nella riunione di maggioranza». Al tempo stesso il primo cittadino rigetta tutte le critiche. «Non ci sto a passare come quello che non difende la legalità: la commissione - continua - si è espressa con il consenso di maggioranza e opposizione. E su casi come la cava di via Corta e Aser ci siamo sempre costituiti».