"Al Comune di Aprilia la legalità è solo immagine", dall'associazione Reti di Giustizia arriva un durissimo attacco contro l'amministrazione Terra alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane dopo la richiesta di costituirsi in giudizio nel processo su spari, estorsione  e usura che vede tra gli imputati anche i fratelli Gangemi. I tentennamenti del Comune rispetto alla richiesta di costituzione in giudizio, che confermano la nostra ricostruzione della commissione di giovedì scorso, hanno fatto infuriare l'associazione che riporta uno stralcio del nel IV Rapporto "Mafie nel Lazio" dell'Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio (pubblicato il 5 luglio) per avvalorare la richiesta presentata alcune settimane fa.  

"A cavallo - si legge nel Rapporto Mafie nel Lazio -  fra le province di Roma e Latina troviamo Aprilia: oltre 75mila abitanti, con un numero significativo di industrie, è una delle città più importanti, dopo il capoluogo. Storicamente interessata da fenomeni criminali […] Le indagini relative alla strage di Duisburg avvenuta il 15 agosto del 2007 portarono la Dda di Reggio Calabria ad individuare in numerosi soggetti gravitanti tra Aprilia e Roma i fornitori delle armi per la faida di ‘ndrangheta di San Luca: armi provenienti dalla Bosnia. Inoltre, le sentenze passate in giudicato nei confronti di Pasquale Noviello per i delitti di associazione a delinquere di stampo camorristico, estorsione, tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose segnalano il radicamento del clan dei casalesi anche ad Aprilia. Infine, ancora, ricordiamo le significative misure di prevenzione patrimoniale e personale eseguite nel 2013 nel territorio a carico di 4 soggetti, 3 di origine calabrese ed uno siciliano da tempo radicati ad Aprilia. Nei confronti di questi soggetti sono stati sequestrati beni per complessivi 35 milioni di euro. Si tratta della famiglia calabrese Gangemi, con rapporti con il clan De Stefano con imponenti interessi economici e numerose attività nella città pontina, e del noto pregiudicato siciliano Enrico Paniccia. Infine, nell'anno preso in esame dal Rapporto, ad Aprilia si è svolta la più importante inchiesta degli ultimi anni sullo smaltimento illegale e l'interramento di rifiuti nella regione. L'attività d'indagine della polizia stradale di Aprilia ha portato il 16 luglio del 2017 ad eseguire numerosi arresti per associazione a delinquere finalizzata, appunto, al traffico di rifiuti. Una vera e propria "Gomorra dei rifiuti" in una ex discarica di Pozzolana, riconducibile al gruppo Piattella […]"

Osservazioni che per Reti di Giustizia - Il Sociale contro le Mafie rappresentano una motivazione  validissima per costituirsi. "Si tratta di fatti noti e accertati giudizialmente in via definitiva, e altrettanto noti sono i nomi ivi riportati. Ebbene, di fronte a tale preoccupante e  più che nota realtà, l'Amministrazione, sino ad ora, non ha dato risposte esaustive né a quanto presente nei loro stessi programmi né a quelle Associazioni che chiedono  di agire - spiega Reti di Giustizia - in modo concreto su temi e problematiche  che renderebbero la lotta alla cultura mafiosa non più una mera e comoda dichiarazione d'intenti".

L'associazione però critica anche la maggioranza civica per la sufficienza con il quale sono stati trattati altri temi: il regolamento su slot machine e altri giochi per contrastare le ludopatie e la destinazione dei beni confiscati alla mafia.  "Con riferimento alla gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, dopo l'approvazione da parte del Consiglio comunale del Regolamento proposto da numerose Associazioni e che avevamo contributo a stilare nel settembre 2015,  il Comune non ha dato seguito all'obbligo di costituzione della Commissione Beni Confiscati – organo preposto alla gestione del complessivo iter procedurale che dal provvedimento di assegnazione provvisoria/destinazione e consegna del bene al Comune conduce, entro i termini di legge, all'utilizzazione del bene sequestrato/confiscato - in assenza della quale il Regolamento stesso è nella sostanza svuotato di contenuto precettivo e non applicabile. Gli effetti di tale inerzia (o mancanza di volontà?) sono emersi in modo particolare nella recente vicenda relativa alla Villa in via dei Ciliegi confiscata alla criminalità organizzata: il Comune dopo aver annunciato e approvato con una delibera di gennaio  la volontà di ristrutturare tale bene per riqualificarlo in un centro polifunzionale per l'infanzia, ha perso la possibilità di accedere al finanziamento regionale già stanziato ad hoc per non aver tempestivamente acquisito la proprietà del bene (e ci si chiede anche in base a quale procedura la avrebbe destinata visto quanto riportato sopra). Il bene immobile in questione, peraltro, è solo uno delle 16 unità immobiliari sottoposte a confisca definitiva situate nel Comune di Aprilia; oltre agli immobili risultano come confiscate definitivamente anche 6 aziende (nei settori  delle costruzioni, logistica, servizi alle imprese, commercio all'ingrosso): ebbene, è evidente che la totalità dei beni confiscati che insistono nel nostro territorio sarebbe un'enorme opportunità per l'Amministrazione e la collettività intera in quanto la loro destinazione a finalità sociali e culturali comporterebbe la riqualificazione di tali beni in un'ottica di "riappropriazione collettiva" a beneficio del bene comune e a scapito  dell'utilizzo criminale o come simbolo di potere economico criminale degli stessi e, così, determinerebbe un passo fondamentale verso il contrasto alle mafie che operano nella nostra società, inquinandola e minandone le fondamenta. In considerazione di ciò, si auspica che il Comune non faccia trascorrere inutilmente altro tempo; ciò soprattutto in vista di quanto annunciato dalla Regione Lazio in merito alla pubblicazione, prevista per fine agosto, di un bando di 1.200.000 euro rivolto ai Comuni e alle associazioni assegnatarie di beni confiscati: perdere anche questa occasione per negligenza non potrebbe essere giustificabile. Con riferimento alla proposta di Regolamento comunale  - avente ad oggetto la disciplina dei profili dell'attività di gioco legale relativi alla distanza dai luoghi ritenuti sensibili e agli orari di apertura - volto ad affrontare il problema sociale, sanitario, economico e anche di ordine pubblico legato al diffondersi del "gioco" d'azzardo ad Aprilia, la prima interlocuzione tra le 14 Associazioni promotrici (riunite  in "Associazioni in rete") e rappresentanti della Giunta è avvenuto solo l'8 luglio scorso, (le numerose sollecitazioni fatte dal gruppo di associazioni erano cadute nel nulla), quindi più di otto mesi dopo la data del protocollo della proposta, avvenuta il 15 novembre 2018. Questo nonostante la volontà, più volte pubblicizzata, di considerare il contrasto alle ludopatie una delle priorità. A proposito  - continuano i referenti di Reti di Giustizia - di legalità e immagine, l'organizzare convegni sul tema delle ludopatie è sicuramente un'iniziativa utile ed encomiabile, ci auguriamo solo che non venga strumentalizzata per fini di parte o per allungare ulteriormente I tempi di approvazione ed applicazione del regolamento Infine, per completezza, non si può tacere circa la perdurante inattività dell'Osservatorio permanente sulla legalità e sicurezza, istituito con deliberazione del Consiglio Comunale del settembre 2015. In conclusione, oltre a constatare con amarezza quanto accaduto durante la Commissione del 18 luglio (che avrebbe dovuto definire i casi in cui la Giunta deve costituirsi parte civile) e su cui torneremo, ci si chiede quale sia il concetto di legalità, o meglio, di giustizia che l'Amministrazione intende perseguire: una legalità astratta, solamente esibita, utilizzata solo quando serve, e finalizzata  alla sola criminalità "ordinaria" ed alla sicurezza di prossimità (utilizzata per acquisire o mantenere consensi ?), o una legalità tesa alla giustizia sociale mediante pratiche quotidiane, azioni condivise e concrete, associate a un costante percorso culturale".