«La collega consigliera della lista Terra probabilmente ha travisato il significato del regolamento approvato in aula e offerto una personale interpretazione che non rispecchia lo spirito con cui la commissione all'unanimità ha approvato l'emendamento al testo originario». E' il presidente della commissione Attività Produttive e consigliere di Unione Civica Marco Moroni a cercare di ricomporre la polemica politica sul divieto di vendita di oggetti riconducibili ad «apologia politica, religiosa e ideologica», innescata dalle dichiarazioni della consigliera della lista Terra Ilaria Iacoangeli, l'indomani dell'accoglimento dell'emendamento al testo finalizzato a regolamentare il funzionamento del mercatino dell'usato. Il richiamo alla Costituzione presente nel comunicato dall'esponente della Lista Terra ha finito per ascrivere all'ideologia fascista, vietata per legge, il divieto alla vendita di oggetti di nuova fattura chiaramente apologetici: del resto il regolamento è applicabile al mercatino della città di Aprilia, fondata da Benito Mussolini e dove non è infrequente imbattersi in oggettistica riferibile al ventennio.
Un concetto ben più vago invece è passato nel regolamento che a breve finirà al voto del Consiglio, tanto da far digerire con più facilità a tutte le componenti di maggioranza e all'opposizione di centrodestra il più annacquato divieto all'oggettistica di apologia politica. «Personalmente sono contrario a introdurre limiti troppo stringenti all'interno di un regolamento che rischia di diventare di difficile applicazione per chi poi effettuerà i controlli»: ha proseguito Marco Moroni. «Credo non serva perché c'è una normativa di riferimento (legge Scelba) contro apologia del fascismo e leggi specifiche contro il terrorismo politico per vietare di esporre in senso apologetico, ad esempio la bandiera delle Brigate Rosse, a sancire cosa è o non è lecito. Iacoangeli, ricordando in aula di rappresentare l'Anpi ma presentando la proposta in quanto componente della lista Terra, ha prodotto un emendamento accolto all'unanimità solo dopo alcune modifiche. Ad esempio chiedeva di vietare la vendita di cimeli bellici, ma salvo casi estremi questo oltre che impossibile è anche ingiusto: non si può cancellare la storia con un colpo di spugna e senza ideologia ma soli armati di buon senso, dovrebbero saperlo bene gli apriliani che hanno assistito alla distruzione degli edifici del centro di architettura razionalista. Si è inteso semmai con questa aggiunta, vietare la difesa e l'esaltazione dei totalitarismi o movimenti di natura terroristica. La discussione in commissione è stata all'insegna del buon senso: il consigliere Giusfredi ha dimostrato grande onestà intellettuale ed equilibrio nell'aiutare a delimitare cosa è lecito e cosa non lo è. Insomma, la penso come Vincenzo La Pegna: probabilmente la consigliera ha travisato il senso di quanto votato in commissione».
Usano termini non così diversi, ma le varie componenti della maggioranza continuano a parlare lingue diverse. Intanto le parole della consigliera della lista Terra continuano a offendere a destra. «Questa uscita infelice della consigliera - accusa l'ex sindaco Paolo Verzili - è infelice, un goffo tentativo di sviare i problemi della città e il degrado morale e politico che sta vivendo. Fa finta di non sapere che i gadget del ventennio sono venduti in tutta Italia, compreso Predappio, governato dal Pd: non appartengono solo a persone di destra, ma anche a collezionisti militari di altre estrazioni. Sono solo trovate per nascondere i veri problemi della città»