Non è mia abitudine nascondermi dietro un dito e cercare alibi. La riapertura del Teatro D'Annunzio mi coinvolge e mi riguarda, indipendentemente dalle deleghe amministrative». Non ci sono polemiche, tantomeno repliche dai toni accesi, nella risposta dell'assessore alla Cultura Silvio Di Francia all'associazione Minerva, che proprio per la questione del teatro D'Annunzio ancora chiuso ne chiede le dimissioni. Anzi, per essere più precisi, la presidente dell' associazione Annalisa Muzio ha chiesto due cose: spiegazioni in merito allo stato dell'arte del teatro o le dimissioni dell'assessore.
Di Francia non si è fatto attendere e, come è naturale che sia, ha optato per la prima opzione: «Sono arrivato poco più di un anno fa e ho trovato un teatro che non aveva mai avuto uno straccio di messa in sicurezza e di manutenzione, né ordinaria né straordinaria. Questo è il motivo per il quale mi sono esposto in prima persona per legittimare la sua chiusura e far partire lavori radicali di ristrutturazione; per questo ho trovato doveroso affrontare le proteste (sacrosante) degli abbonati a "emigrare" al Teatro Moderno. Anche i mille stratagemmi (dall'allestimento del Palabianchini per i saggi di danza, al palco estivo nell'arena Cambellotti o all'interno del Museo e per ultimo il protocollo per il Teatro Ponchielli con l'Istituto Volta, approntati con il lavoro dello staff dell'assessorato) sono dettati dall'esigenza di limitare i disagi dell'assenza di un teatro pubblico».
Quindi, in che stato è il teatro? «I funzionari dei Lavori Pubblici dicono che manca poco - prosegue Di Francia - Non sono un tecnico e debbo credergli. Rimane il fatto che negli ultimi trent'anni le classi dirigenti della città, alle quali la stessa associazione in questione non è decisamente estranea, hanno considerato secondaria, se non residuale la situazione del teatro. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. La chiusura del teatro, per quanto triste e traumatica, era ed è l'unica soluzione per ristrutturarlo e soprattutto, parafrasando un proverbio francese, "rimetterlo al centro del villaggio". Non conosco, per mia ignoranza, la valenza dell'attività culturale dell'associazione in questione, che sicuramente sarà imponente. È legittimo che chieda le mie dimissioni. Non prima però di averlo visto riaprire e consegnare ai suoi legittimi proprietari, che non sono né l'assessore o l'associazione Minerva, ma i cittadini di Latina, gli spettatori e le associazioni di teatro e danza».