È destinato a dividere l'opinione pubblica il caso di Stefano Cucchi, e lo sta facendo anche a Latina, da quando ieri è stata resa nota sui social dal consigliere comunale del gruppo Misto Salvatore Antoci, la proposta di intitolargli uno spazio verde a Latina. Critiche e attacchi non sono mancati per una proposta analoga a quella che si sta discutendo in queste settimane anche nella commissione toponomastica di Roma. Il geometra 31enne morì il 22 ottobre 2009 dopo le percosse che gli vennero inferte mentre era sottoposto a custodia cautelare nella caserma romana di Via Appia. Arrestato per droga nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 da cinque carabinieri, Stefano è deceduto una settimana dopo all'ospedale Pertini, denutrito e con gravi ematomi e fratture. Dopo dieci anni di indagini e processi il suo caso è ancora oggetto di un lungo iter giudiziario con due udienze vicine, il 12 novembre per il depistaggio e il 14 novembre per la sentenza del processo bis per omicidio preterintenzionale ai cinque carabinieri. Oggi si parlerà della proposta di Antoci nella commissione toponomastica presieduta e convocata da Celina Mattei, un «mini consiglio» particolarmente attivo sul fronte delle intitolazioni di strade cittadine con almeno 8 sedute ad hoc solo nel 2019 (a suon di mille euro di gettoni di presenza a riunione). «Una società evoluta e democratica - ha detto Antoci motivando la sua richiesta l'intitolazione di uno spazio verde a "Stefano Cucchi vittima dello Stato" - deve essere capace di fare i conti col proprio passato e con i propri errori, e deve essere capace altresì di discutere pubblicamente di argomenti ostici, senza farne una bandiera ideologica e senza nascondersi dietro il «politically correct. La morte di Stefano Cucchi, avvenuta dieci anni fa a causa delle ferite infertegli dai Carabinieri che lo avevano arrestato, è uno di questi argomenti ostici che sarebbe molto comodo liquidare, come fanno tanti, col silenzio, oppure facendone una bandiera ideologica. Auspico che noi tutti i Consiglieri sapremo affrontare serenamente l'argomento e rinunceremo alla tentazione di usare l'argomento come una clava da dare in testa all'avversario politico». Ma a fronte delle giuste aspettative di Antoci sarebbe da aspettarsi anche una commissione Governo del territorio che non si soffermi solo su strade da intitolare. Rispetto a strade da aggiustare più che da nominare, a grandi opere di cui non si sa più nulla (basti pensare agli interventi del progettone per le periferie) e a un'urbanistica completamente ferma e senza atti di rilievo da tre anni, portare avanti discussioni infinite su vie da intitolare appare come la classica foglia di fico per coprire l'inconcludenza di una stanca e asfittica attività consiliare.

La polemica di Ciotti
Intanto già l'Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate insorge contro la proposta. «Come associazione ci siamo impegnati a proporre l'intitolazione di una strada alla memoria di migliaia di donne, uomini e bambini violentati e talvolta uccisi dalle truppe coloniali Francesi durante la seconda guerra mondiale - sottolinea il presidente Emiliano Ciotti - Ci sembrava importante fare questa richiesta al Comune di Latina che con Frosinone ha rappresentato l'epicentro di queste tristi vicende. Le nostre richieste inoltrate tramite Pec nel 2017 e 2018 sono state sicuramente cestinate dagli addetti ai lavori che per essere 'politicamente corretti' preferiscono intitolare uno spazio a Stefano Cucchi».