Il voto è stato unanime sia sul regolamento che sulla presa d'atto. Ma quanto a verve comunicativa, ce ne è stata ben poca tra i consiglieri comunali sull'acquisizione da parte del Comune di Terracina di ben tre case e due immobili a destinazione commerciale, confiscati alla criminalità organizzata, acquisiti dal Comune e destinati a finalità sociali.

Dopo la relazione dell'assessore al Bilancio e al Patrimonio Danilo Zomparelli, che martedì scorso ha illustrato il regolamento e letto le delibere, il punto si è distinto per l'assenza di interventi dai banchi del Consiglio. Solo poco tempo prima, l'inserimento nello Statuto comunale del principio di sviluppo sostenibile aveva scatenato una comprensibile euforia, per quanto si stava facendo per le generazioni future. Niente del genere sull'acquisizione al patrimonio pubblico, almeno altrettanto inedita e importante, di beni confiscati alla mafia. Eppure anche questo forse era un tema da trattareal cospetto della delegazione del Consiglio comunale dei Bambini e dei ragazzi, presente in aula. Per spiegare anche ai più piccoli che il Comune, con questo atto, costruisce il futuro della città. E lancia un segnale di coraggio quando si appropria di beni frutto di attività illegali nate sul territorio, e li trasforma in luoghi di riscatto per le fasce più indifese della popolazione. Una lezione di legalità saltata per un soffio. Peccato.

L'acquisizione dei beni tolti alla mafia, con tutta probabilità, è stata vissuta dalla politica come mero passaggio burocratico. Un voto da dare. Solo il sindaco Roberta Tintari, registrata l'assenza di interventi, ha ritenuto di non dover far passare il passaggio come scontato e ha preso la parola, anche come assessore alle Politiche sociali. «Vorrei precisare - ha spiegato - che questi beni vanno richiesti esplicitamente. E noi lo abbiamo fatto. Molti Comuni hanno rinunciato. Ne abbiamo specificato utilizzo, in Senato, davanti al ministro dell'Interno e al prefetto, per spiegare quello che volevamo fare. Li useremo per scopi prettamente sociali». Tintari ha anche rilasciato qualche dettaglio sui progetti presentati. Gli appartamenti saranno utilizzati per una casa rifugio per donne vittime di violenza, e per ospitare il progetto "Dopo di noi", dedicato ai disabili che restano senza il sostegno della famiglia. Particolari che erano già emersi. E in parte omessi, per evitare, nel caso della casa rifugio, che diventasse rintracciabile un luogo che deve essere, per definizione, "protetto".

Insomma, l'acquisizione e la riqualificazione a fini sociali di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata è fatto importante tanto quanto l'inserimento dello sviluppo sostenibile nello Statuto comunale. Ma i consiglieri comunali si sono mostrati assai più coinvolti, quanto a dialettica, dalla questione ambientale. Sarà lo spirito del tempo, i giovani che manifestano in strada, i cambiamenti climatici che ormai si toccano con mano. Chissà.