Il colore sbiadito della ex Claudia sembra la metafora del futuro incerto di una struttura nata sotto una cattiva stella: pensata per diventare la casa della cultura e divenuta un fardello per una amministrazione che sembra ancora non aver le idee chiare sulla futura gestione. Basta raggiungere il polo culturale al km 46.000 della via Pontina, per accorgersi degli effetti che il tempo e gli agenti atmosferici hanno avuto sulla struttura trasformata da sito industriale a polo culturale decentrato con i fondi della Comunità Europea, corroborati dal finanziamento di 350 mila euro della Regione Lazio per completare lo spazio adibito a teatro attraverso lavori tutt'ora in corso. La struttura totalmente annerita, mostra una disomogenità tra le aree più al riparo e quelle più esposte a sole, pioggia e vento, dove le doghe di rivestimento, parzialmente scollate, hanno completamente cambiato colore. Quasi come se per rivestire il Culturaprilia siano stati scelti materiali non adatti agli esterni. Eppure nè i costi sostenuti, nè il poco tempo trascorso dalla riconsegna di lavori che evidenziano imperfezioni e problemi anche all'interno, sembrano giustificare l'esigenza di un imminente intervento di manutenzione.
Costi da capogiro
Inaugurata sotto i migliori auspici a ottobre 2016, in concomitanza con la prima edizione del Festival Osmosi - replicato per il 2019 con appuntamenti culturali previsti fino a domani - la struttura è stata tra le destinatarie del maxi stanziamento Por Fesr Lazio 2007-2013 da 7 milioni 471 mila euro per Aprilia Innova. I 2 milioni di euro messi a disposizione dell'Europa e i 766 mila euro co finanziati dal Comune di Aprilia, dovevano servire a una riqualificazione estetica ed energetica, a esclusione dell'adeguamento antisismico. Per i lavori, aggiudicati all'offerta migliorativa presentati dalla Diretto di Gricignano d'Aversa, consegnati il 21 agosto 2014 e completati il 30 settembre 2016 con tanto di verbale di collaudo tecnico, sono stati spesi alla fine 1 milione 938 mila 679 euro più Iva, ma a giudicare lo stato in cui versa la struttura lascia più di un dubbio sulla corretta esecuzione dei lavori e sull'efficacia dei controlli messi in campo dalla parte pubblica.
Una ditta sotto accusa
La stessa ditta campana era stata già incaricata nel 2014 dall'amministrazione Terra di completare la nuova scuola Toscanini, ma proprio quei lavori male eseguiti con conseguenze venute alla luce negli anni successivi, hanno convinto a dicembre 2018 l'assessore ai Lavori Pubblici Luana Caporaso a spedire la lettera di diffida e messa in mora, oltre alla segnalazione al casellario informatico di Anac. Un risarcimento che potrebbe non esserci mai, se è vero che la ditta non risulta più operativa, ma il Comune di Aprilia si ritrova in buona compagnia: la Diretto ha collaborato con amministrazione locali di tutta Italia, aggiudicandosi tra gli altri nel 2015 la ristrutturazione della ex filanda di Sant'Agata di Piave per 1 milione e mezzo di euro, salvo poi essere stata citata per danni nel 2018 dal comune del Veneto, per infiltrazioni d'acqua nei corridoi di collegamento dei padiglioni del polo fieristico. E sempre al 2015 risale l'intervento Por Fesr Campania presso il comune di Giano Vetusto, dove la ditta presentò al posto della certificazione una dichiarazione sostitutiva antimafia che comprovasse la serietà dell'azienda.
Il futuro della struttura
Insomma lavori che lasciano a desiderare per ristrutturare la ex Claudia, eppure sulla rinascita di un polo culturale degno del nome l'amministrazione ha investito molto e non solo in termini economici. Durante l'inaugurazione del 2016, spuntò l'idea di revocare la delibera 166 del 1 giugno 2016, con la ripartizione degli spazi da riassegnare in gestione alle associazioni, lanciando il progetto di una fondazione per gestire gli enormi spazi del polo culturale decentrato. La distanza dal centro ha finito per tradursi in un limite, trasformando Culturaprilia in una cattedrale del deserto operativa per iniziative ed eventi una manciata di giorni l'anno, mentre un'amministrazione con le idee poco chiare, anche a fronte della spesa di 15 mila euro per la consulenza di Federculture, non ha ancora sciolto il nodo sulla gestione futura da parte di una costosa fondazione o una consulta di associazioni. E chissà se la tentazione dell'amministrazione non sia quella di estrarre dal cilindro la mai revocata delibera del 2016, che prevedeva di parcellizzare e mettere a bando gli spazi, trasformando la casa della cultura in una casa esclusiva a uso e consumo delle associazioni.