Una lunga serie di negligenze e rimpalli tra uffici e settori del Comune di Latina è alla base di uno degli ultimi scandali legato ad una maxi opera realizzata e abbandonata che doveva rivitalizzare la marina di Latina e che ne ha rappresentato, piuttosto, la certificazione di fallimento, il parco attrezzato Vasco Da Gama. L'unione Europea ha revocato il finanziamento, compreso nel pacchetto dei progetti Plus, a seguito di una inchiesta per danno erariale della Corte dei Conti, nata da un'inchiesta del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Il Comune rischia di dover risarcire 850mila euro e sono diciotto tra dirigenti e amministratori chiamati a dedurre dal 2015 ad oggi per accertamenti che attraversano tre gestioni, dall'ultima di Giovanni Di Giorgi (che verrà però sfiduciato prima del collaudo dell'opera) passando per quella commissariale di Barbato fino ad arrivare, dal 2016 ad oggi ai tre anni sotto il sindaco Coletta, tre anni in cui il Parco non è stato dato in gestione. Proprio la mancanza di atti per avviare la gestione dell'area è il nocciolo delle tre principali anomalie rilevate dalla Guardia di Finanza: a creare le condizioni perché quel parco sospeso tra cielo e mare con un'area giochi multifunzione e percorsi sportivi costato quasi un milione di euro, sia diventato una cattedrale nel deserto alla mercé di vandali e degrado, sono stati il mancato avvio della gestione del parco attrezzato, l'omessa manutenzione del parco e le mancate condizioni per conseguire e conservare i finanziamenti Por e Fsr. Il progetto del parco Vasco de Gama, presentato il 5 Marzo 2014, rientrava in uno dei più importanti interventi del finanziamento per Piani Locali Urbani di Sviluppo del POR 2007-2013 della Regione Lazio a beneficio del Lido di Latina. Ma quello che il nucleo di polizia tributaria accerta è che se i Plus dovevano essere finalizzati alla rivitalizzazione economica, sociale e ambientale di una porzione omogenea del territorio attraverso azioni volte a rimuovere i fattori di degrado e a favorire lo sviluppo urbano sostenibile e dunque avevano una spiccata finalità sociale per rispondere ai requisiti del bando, questa finalità verrà completamente dimenticata ed è uno dei grossi nodi del problema. Più volte il rup Lorenzo Le Donne, chiamato a controdedurre con l'ex commissario Barbato, l'ex sindaco Di Giorgi, l'ex assessore Buttarelli e l'assessore Ranieri, il sindaco Coletta e il direttore generale Iovinella insieme ad altri undici tra dirigenti e funzionari del Comune, aveva rinnovato (nota del maggio 2015) la necessità e l'urgenza di individuare uno o più soggetti a cui affidare il parco per almeno cinque anni, il periodo vincolato posto dalla Comunità Europea e l'ex dirigente Della Penna aveva ricordato che la realizzazione dell'intervento era finalizzata all'attuazione dell'intervento da parte dei servizi sociali «Al mare giochiamo tutti». Alla fine al mare non giocherà, purtroppo, nessuno perché nei rimpalli di competenze tra uffici e senza una gestione esternalizzata, l'opera nuova e collaudata non entra mai in funzione e diventa preda di furti e atti vandalici. Già a inizio 2017 la Regione diede un ultimatum al Comune: doveva dimostrare la piena funzionalità di quest'opera come dell' isola ecologica di via Massaro e dell'impianto di fitodepurazione per non dover restituire 2 milioni. L'ente prova a metterci una toppa ma lo fa troppo tardi, come a settembre scorso quando la giunta vara una delibera con la quale viene messa a disposizione la somma necessaria di 360mila euro per realizzare una recinzione, ma soprattutto dà l'indirizzo politico per l'affidamento della gestione. Quello che andava fatto tre anni prima.