C'è una norma, inserita nella legge "spazza-corrotti" che entrerà in vigore il primo gennaio prossimo, all'interno della quale si prevede lo stop alla prescrizione dei reati dopo la sentenza pronunciata al termine del processo di primo grado. Una condizione, questa, che secondo tre professionisti di Pomezia ascoltati da Latina Oggi potrebbe aprire uno scenario quasi apocalittico: fine processo mai.

Abbiamo intervistato, a mo' di tavola rotonda, gli avvocati Francesco Falco e Antonio Aquino, insieme al professore di Filosofia Pasqualino Del Grosso. Tutti e tre, in qualche modo, non sono d'accordo con la decisione, fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle e dal "suo" ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di "abolire" la prescrizione.

Le riflessioni degli avvocati
«Non vi sarà una durata ragionevole del processo penale - esordisce Falco -. La logica che potremmo definire ‘fine del processo mai' appartiene a una civiltà giuridica che vede i cittadini ‘prigionieri' di un sistema processuale che ha, come evidente realtà di tutti i giorni, una irragionevole durata che viola il diritto costituzionale al processo giusto e ragionevole nel tempo. Ma vi è di più. La legge Bonafede attua un paradosso: anche nei casi di assoluzione, il cittadino, in caso di appello del pubblico ministero, si vedrebbe avvolto nelle ‘spire della giustizia' per decenni. Per non parlare delle parti offese che vedrebbero procrastinarsi il loro diritto al risarcimento per molti anni». E Falco fa un chiaro esempio di come la Giustizia rischi di "intasarsi" ancora di più rispetto allo stato attuale: «Occorre in questo tempo storico avversare l'idea del populismo penale, che tende a trasformare molti comportamenti sociali ed individuali processabili. Vi è un esempio eclatante di quanto affermato: il reato di abuso edilizio. I processi per abusi edilizi tendono a intasare le procure e a fronte di circa 32.424 ordinanze di demolizione solo 3.651 sono state eseguite».

Anche l'avvocato Aquino è chiaro: «Oggi ci viene propinato che tutto quello che hanno scritto e studiato i migliori giuristi è un ‘fake': si può essere imputati per sempre, in barba a quei princìpi giusnaturalistici che hanno fino ad ora sostenuto le ragioni della prescrizione». Non solo: «Una norma che abolisca la prescrizione non apporterà alcun beneficio in termini di riduzione del numero dei processi, anzi farà aumentare il numero dei procedimenti non definiti - conclude Aquino -. Invero, per avere una sicura e certa definizione dei processi in un tempo normale, occorre aumentare l'organico dei giudici e degli amministrativi, nonché le risorse economiche alla Giustizia. Questa è l'unica strada, non ce ne sono altre».

L'altro punto di vista
Infine, ecco il ragionamento del professor Del Grosso: «I dati più recenti parlano solo del 13% di processi finiti l'anno scorso in prescrizione e soprattutto del 57% di questi ultimi prescritti nella fase delle indagini preliminari, dove i tempi sono dettati dal giudice e non dagli avvocati, additati spesso come subdolamente portati a servirsi della prescrizione a vantaggio del proprio cliente». E nel distinguere leggi che hanno impattato positivamente o meno sulla vita dei cittadini, il docente è molto chiaro: «Dal prossimo primo gennaio tutti i reati che saranno consumati in Italia, dopo la sentenza di primo grado, non potranno più essere prescritti, sia nel caso di condanna e sia nel caso di assoluzione, col conseguente paradosso che il cittadino, innocente o colpevole, potrà trovarsi per anni o addirittura per la vita intera appeso a un processo senza fine».