«Non ci risulta che tra gli aspiranti volontari per il progetto di Servizio Civile "Valorizziamo i Lepini e gli Ausoni" ci fosse il figlio o la figlia di nessuno dei Sindaci del nostro territorio. C'era si la presenza di alcuni figli di esponenti politici della zona, come la stessa figlia del signor Melis (idonea non selezionata per la sede di Priverno), ma non ci sembra questo motivo di biasimo. Al contrario impedire ai ragazzi la partecipazione alla selezione solo perché "parenti di" ci sembrerebbe un'imperdonabile discriminazione nei loro confronti». La Comunità Montana che riunisce Lepini e Ausoni replica così ai sospetti del segretario del Psi Antonio Melis, che aveva sollevato le proprie perplessità rispetto a un bando che ha portato alla nomina di alcuni ragazzi per il servizio civile presso la Comunità Montana. Melis avanzava il sospetto che vi fossero parenti di politici locali.
«I criteri e le modalità di selezione dei volontari sono stati approvati in fase di valutazione del progetto e pubblicati sul sito web della XIII Comunità Montana in fase di pubblicazione del bando per la selezione dei volontari insieme alla sintesi del progetto, sulla pagina del sito della XIII Comunità Montana dedicata al Servizio Civile. Il sistema di valutazione approvato nel progetto tiene conto delle procedure normative previste dalla legge - fanno sapere dalla Comunità Montana - Per ulteriore trasparenza tutti i membri della commissione hanno rilasciato apposita dichiarazione di non avere rapporti di parentela con i giovani partecipanti alla selezione e di non incorrere in alcuna causa di incompatibilità. La relazione di parentela tra due dei tre membri della commissione non costituisce un conflitto di interesse e non ostacola l'oggettivo e professionale compito a cui sono stati chiamati. Inoltre, per dare a tutti i ragazzi che avessero voluto presentare domanda le stesse possibilità, sono state organizzate ben due giornate di orientamento pubbliche in cui si sono esposti gli obiettivi del progetto, le modalità di presentazione delle domande e il metodo si valutazione del candidato durante le selezioni. Vorremmo quindi capire in che modo i "metodi adottati" possano risultare "poco chiari"».
«Le parole del signor Melis ci rattristano - conclude la nota della comunità montana -Possiamo capire la frustrazione nel vedere il proprio figlio non partecipare a questa importante progettualità per un soffio, ma questo non giustifica il voler insinuare cattive pratiche del nostro Ente, che lavora e ha sempre lavorato alla luce del sole, né il voler sminuire le capacità dei professionisti direttamente coinvolti nella selezione».