Le vendite dei giornali crollano e le aziende editoriali vanno in crisi. Ma i lettori non diminuiscono. Anzi. Potrebbe sembrare un ossimoro, e probabilmente lo è. La causa è tuttavia facilmente individuabile: aumentano vertiginosamente i canali attraverso i quali poter leggere gratuitamente quotidiani e periodici. Crescono i servizi di messaggistica (WhatsApp e Telegram in primis) e i siti web attraverso i quali società specializzate inviano ogni giorno, a decine di migliaia di persone, le copie dei giornali in formato pdf o consentono loro di leggerli in versione integrale. E spesso, stando a quanto sta emergendo da varie inchieste aperte in tutta Italia, lo fanno senza che gli editori abbiano dato il permesso o fornendo agli utenti password di accesso che le aziende editoriali si sono ben guardate dal fornire.

 
Un giro di affari vertiginoso e ricchissimo
Insomma, siamo di fronte ad un vertiginoso e ricchissimo giro di pirateria, di distribuzione di copie pirata, che sta facendo arricchire le società che lo gestiscono e che lo monetizzano tramite gli abbonamenti con i clienti ma soprattutto attraverso gli introiti pubblicitari. Di tutto ciò, anche in seguito alle denunce presentate da diversi editori, hanno iniziato ad occuparsi le Procure. Almeno quattro le inchieste al momento in piedi: a Milano, Roma, Palermo e Cagliari. 

 
E nell'ambito di una di queste, primo caso in Italia – scrive il Messaggero nell'edizione oggi in edicola - è partito un avviso di garanzia per il reato di "violazione del diritto d'autore" a carico di Massimo Scambelluri, presidente del Consiglio di Amministrazione di Data Stampa, una società nota in Italia che cura la rassegna stampa per conto di clienti privati e istituzionali molto importanti. Tra gli altri: la Presidenza della Repubblica, la Camera, il Senato, il Csm, la Banca d'Italia, l'Agenzia delle Entrate, la Polizia di Stato, l'Arma ed altri ancora.

La Procura inquadra Data Stampa e il suo manager
Tutto è filato liscio per parecchio tempo, fino a quando la Guardia di Finanza non ha deciso, anche sulla base delle citate denunce presentate da vari editori e delle campagne stampa contro il dilagare del fenomeno, di vederci chiaro e di accertare la regolarità del servizio offerto. Data Stampa – come riporta sempre il Messaggero – mette a disposizione ben 21 giornali, nazionali ed internazionali, che il cliente (a seconda del contratto in essere) può leggere in versione integrale o può, addirittura, scaricare in pdf e consultare poi a proprio piacimento. O anche, come accade, girare a dipendenti, amici, conoscenti o a svariati altri canali.

 
Quelle password mai concesse
Un'attività che però la società guidata da Scambelluri, secondo la Procura di Roma, avrebbe svolto senza aver prima ottenuto la licenza di utilizzo, vendita e diffusione dei contenuti protetti da copyright dagli editori dei quotidiani distribuiti. E in diversi casi fornendo ai clienti password di accesso non rilasciate dalle aziende editoriali.

Ed è per tale motivo che alcune di queste società hanno deciso di sottoporre alla Procura di Roma il caso di Data Stampa per chiarire la liceità dell'attività svolta. Poco tempo ed è partito l'avviso di garanzia per il presidente del Consiglio di Amministrazione Massimo Scambelluri, che venerdì è stato interrogato dal Pm. 

 
L'atto di accusa: "Questo è un vero furto"
Sul fenomeno delle copie pirata, che sta mettendo ulteriormente in ginocchio un settore, come quello dell'editoria, già alle prese con mille altri problemi, è intervenuto Massimo Pizzuti, Direttore Generale dei quotidiani Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Il Romanista: 

"Questa è una grande notizia per noi editori – afferma Pizzuti - Finalmente Guardia di Finanza e diverse Procure hanno deciso di mettere una lente di ingrandimento su un fenomeno devastante per l'intero comparto editoriale. Sono anni che aziende come quella finita nel mirino della Guardia di Finanza vendono il frutto del lavoro di dipendenti e collaboratori pagati dagli editori. Noi produciamo e loro incassano. Come si fa a non chiamarlo "furto"? Io direi addirittura aggravato.

 
Una situazione incredibile che ha stressato ulteriormente un settore già provato dalle difficoltà legate alla trasformazione digitale. A Roma, migliaia di dipendenti pubblici ogni mattina ricevono gratis sui loro telefonini i nostri giornali la cui produzione costa ogni giorno decine di migliaia di euro. Ma c'è di più. Queste aziende, senza alcuna licenza, per anni hanno consentito a istituzioni, grandi società pubbliche e private, l'accesso ai nostri articoli dotando i loro clienti di decine e decine di password.

In pratica, e per sintetizzare, è come se Sky dopo aver acquistato i diritti della serie A e prodotto le riprese delle partite di calcio, vendendo un solo abbonamento ad una società qualsiasi (tipo Regione o Comune) consentisse a questa di far utilizzare l'abbonamento a tutti i suoi dipendenti. La nostra società – conclude Massimo Pizzuti - si muoverà presto con i propri legali e se gli altri editori lo riterranno opportuno con l'associazione di categoria (File) per valutare il danno subito ed eventualmente promuovere un'importante azione risarcitoria".