Da qualche settimana dai portici di piazza del Popolo fino a due passi dal Tribunale, in piazza Buozzi, il paesaggio è un altro e non è quello a cui i cittadini sono abituati da decenni. Tutti i pini di viale Mazzini, uno in fila all'altro, tranne l'ultimo che sarà abbattuto questa settimana, sono stati tagliati per motivi di sicurezza. Il presidente dell'Ordine degli Architetti Massimo Rosolini ha parlato di un «pezzo della città stravolto, con una decisione monocratica e senza alcun coinvolgimento della cittadinanza, senza meditazione interna all'amministrazione sulla scelta del metodo migliore da seguire, nessun «Urban Center», nessun Ufficio di piano» e senza – aggiungiamo – alcuna comunicazione sia di cartellonistica sia, nell'era dell'informazione tutta lustrini e compiacimento dei social, di nota stampa preventiva su come e perché si sarebbe operato. La lettera aperta di Rosolini sembra non sia stata molto gradita da alcuni assessori, quasi un dito nella piaga delle polemiche che da giorni infiammavano "l'altra città" che si confronta e discute sui social e al quale la comunicazione di Lbc sembra essere molto sensibile. Ma le critiche non arrivano solo dall'esterno: sulla scelta di abbattere senza comunicare, far partecipare i cittadini e senza produrre carte e spiegazioni ci sono state riflessioni e malumori anche dentro Latina Bene Comune. La vicepresidente del consiglio comunale Marina Aramini si era già espressa prima con un post sibillino corredato dall'immagine dello skyline di viale Mazzini («La campagna elettorale di Coletta è iniziata l'altro giorno (!!!). Il seminatore preferisce restare con lo sguardo girato da una parte...»), poi ieri ha spiegato meglio la sua critica. E ha chiarito che il punto non è il fatto, motivato da ragioni di sicurezza, ma il metodo con cui è stato gestito. Quel metodo su cui gli scivoloni da parte della civica non si contano più. «Brutto colpo mortale per i nostri viali – scrive Aramini - e parlo di Viale Mazzini. È indubbio, come cittadini, avremmo tutti preferito un maggior coinvolgimento e una maggiore informazione. Lo spettacolo sotto i nostri occhi è stato devastante, un colpo al cuore. Una parte inseparabile della nostra città è sparita all'improvviso». Aramini spiega che quegli alberi erano insicuri e malati e non si poteva perdere altro tempo, ma che l'errore della civica consiste in un difetto di "empatia" nei confronti del cittadino. «Avremmo dovuto diffondere sin da subito la giusta comunicazione con un grande cartellone nel quale è rappresentato il viale che verrà, con i platani che saranno ripiantati e i pini sostituiti da lecci che potranno diventare belli come quello vicino al Nicolosi. Mi dispiace della scarsa... empatia dimostrata». Un'altra voce autorevole sempre dietro le quinte ma profondamente attiva all'interno di Lbc, Salvatore Forlenza vede in questi errori di metodo una costante e ieri ha detto la sua. «Non si deve parlare solo di sicurezza – ha scritto via social - serve informare la città su quale è il progetto urbano di riqualificazione del viale. Mi sembra che non sia la prima volta che si portano avanti iniziative senza porsi il problema di come dare una corretta informazione ai cittadini. Potrei fare un lungo elenco di questioni sulle quali l'amministrazione è stata costretta a inutili polemiche». Insomma è evidente ce manchi il gioco di squadra, ma quello con la città è quello che latita di più e che sta producendo da tempo un diffuso malcontento. L'amministrazione che sta pubblicizzando un canale diretto online con i cittadini avrebbe potuto condividere con la stessa disinvoltura il suo progetto, prima di portare avanti questa modifica dei luoghi e prima di azionare i macchinari.