Da un giorno all'altro la scuola italiana si è dovuta confrontare col mondo digitale. Quella che a lungo è sembrata una scommessa, una via tentata solo da qualche istituto "all'avanguardia", oggi è diventata per necessità di cose la quotidianità. Le misure di contrasto al Coronavirus impongono regole stringenti rendendo impossibile il proseguimento delle lezioni nelle aule. Impossibile, però, bloccare totalmente la didattica. Ecco che quindi la tecnologia è venuta in ausilio inaugurando probabilmente una nuova stagione per la pubblica istruzione italiana, a lungo restia a sfruttare le potenzialità espresse da applicazioni, software e altri strumenti digitali.
Certo, non tutti si sono fatti trovare pronti. Di problemi ce ne sono ancora molti, a partire da quelli infrastrutturali e logistici. Ogni ragazzo (e ogni docente, ovviamente) dovrebbe avere una buona connessione a internet e validi strumenti tecnologici. Un aspetto su cui l'emergenza dovuta al Covid-19 potrebbe fornire qualche insegnamento migliorando la sensibilità degli enti preposti per favorire anche chi ad esempio non può permettersi l'acquisto di un pc o di un tablet. C'è poi da tener conto del gap generazionale che esiste in molti casi fra insegnanti e alunni, con i primi solitamente meno avvezzi all'utilizzo delle nuove tecnologie. Ma c'è pure da dire che questa rivoluzione digitale imposta dal Coronavirus non ha colto tutti alla sprovvista, perché alcune scuole, docenti compresi, già da qualche tempo hanno cominciato a confrontarsi con la tecnologia adattandola alle esigenze didattiche.

E in quest'emergenza globale anche quelle che solitamente vengono considerate delle fonti di distrazione (come ad esempio le applicazioni di messaggistica) si stanno rivelando valide alleate di insegnanti, studenti e pure dei genitori di questi ultimi.
Nasce così una nuova scuola. Chi l'avrebbe mai detto, ad esempio, che la grammatica italiana potesse essere insegnata ai bambini anche tramite dei messaggi audio fatti circolare sui gruppi WhatsApp? Per non parlare poi di discipline quali il greco e il latino. Lingue "morte" che ora sfruttano piattaforme di e-learning o altri sistemi digitali: traduzioni di Tucidide e Cicerone in versione 2.0. E in qualche caso, per le lingue straniere, sono nate chat in cui i ragazzi e il docente dialogano fra loro. Ma vige una regola: bandito l'italiano.
Quest'emergenza, poi, ha in qualche caso fatto anche "riscoprire", per così dire, l'importanza della scuola dal punto di vista umano e sociale. Non sono infatti mancati casi di bambini che hanno chiesto di sentire o vedere (chiaramente via video) le loro maestre e i loro maestri e che non vedono l'ora – e in una situazione di normalità sembrerebbe difficile a credersi – di tornare fra i banchi di scuola.