Vengono da un mondo che non sapevi di conoscere. Che si esistesse sì, si sapeva già. La filiera corta dell'ortofrutta era entrata nelle buone abitudini di un gruppo crescente di consumatori a Latina, la città piazzata nel bel mezzo di un'area ad alta vocazione agricola. ma adesso è diverso. Da una settimana le consegne a domicilio dei piccoli e medi distributori di ortaggi e frutta si sono moltiplicate. Funziona il passaparola come in tutti i veri fenomeni sociali. Ma funzionano ancor meglio i canali social. Questa rete non proprio piccola di fornitori e consumatori sta tenendo in vita alcune produzioni di nicchia (dai formaggi italianissimi, alle conserve, alla pasta biologica) a chilometro zero o quasi e, inoltre, crea, insapettatamente del lavoro, quello del commesso e dell'autista. Anche qui, come già avviene su più ampia scala per i grandi supermercati e catene di distribuzione, esistono i pacchetti con un paniere di prodotti prestabilito. Il necessario. Si va da un minimo di 20 euro in su. Si potrebbe definire l'alternativa ai mercati alimentari di nicchia al tempo del cronavurus eppure non è esattamente la stessa cosa.

Come si sa le restrizioni entrate in vigore per fermare la diffusione del contagio non riguardano la produzione agricola e in una provincia come quella di Latina, ad altissimo tasso di produzione ciò significa che da un lato resiste, lavora e si muove un intero comparto con migliaia di addetti, come fosse una grande fabbrica. Dall'altro le restrizioni, specie sui mercati, hanno lasciato praticamente «allo sbando», una larga fetta di produzione che soltanto in parte viene assorbita dalle piattaforme che già approvvigionavano la grande distribuzione organizzata. Il resto va a finire, appunto, in una distribuzione fatta di piccole aziende, una quota minoritaria di consumatori ma sempre più attenta e che, quasi come fosse un paradosso, sta producendo nuova occupazione temporanea, il tempo che sarà necessario per uscire dall'emergenza. Eppure è un tempo che potrà tornare utile alla creazione di nuove forme di distribuzione e al rilancio, forse definitivo, della filiera corta su cui si è puntato tante volte negli ultimi anni, senza, però, mai riuscire davvero a sfondare nel difficile mercato dei prodotti freschi. Così i minuscoli furgoncini che in questi giorni circolano con regolare autorizzazione per la consegna di generi alimentari sono, in fondo, ciò che resta di quella filiera corta e dei mercati temporaneamente impossibili poiché vietati. Il fatto che il luogo di produzione sia nello stesso comune o al massimo nel circondario consente di avere la consegna in tempi molto brevi e dunque di rispettare la qualifica di «prodotto fresco». Quando si prenota la prima domanda o proposta è: «Ci sono altri clienti nello stesso condominio o indirizzo o strada è possibile effettuare una sola consegna?». E questa volta il risparmio e la celerità non c'entrano nulla, si tratta dell'ennesima scelta di buon senso che viene incontro alla regolamentazione anti contagio. In questo piccolo mondo della filiera corta non è stato necessario fare imposizioni, tutti si sono adeguati, consapevoli di ciò che si sta rischiando e sperando di tornare prima possibile alla normalità.