Aspettava la chiamata dell'ospedale di Bologna da tempo, una chiamata che è arrivata nel momento più complicato, proprio nel pieno dell'emergenza Coronavirus. Eppure malgrado qualche remora Martina - infermiera 30enne di Aprilia - ha deciso in meno di 24 ore di lasciare il suo lavoro all'istituto clinico di Casal Palocco per trasferirsi al Policlinico Sant'Orsola, in Emilia Romagna, ovvero nella seconda regione d'Italia per numero di contagiati. Ha iniziato ad operare nel nosocomio del capoluogo emiliano da lunedì, nel reparto di Ginecologia e Ostetricia. Una chiamata arrivata proprio per far fronte all'emergenza. «Alcuni degli operatori più esperti di questo reparto - spiega - sono stati spostati in Terapia Intensiva, per aiutare gli altri colleghi in prima linea. E così, un po' all'improvviso è arrivata questa chiamata, non nego che ho dovuto rifletterci tutta una notte, alla fine però non ho avuto dubbi. Era da tempo che volevo lavorare al Sant'Orsola perché qui si fa la differenza e si impara a fare la differenza. Bologna inoltre è una delle città che preferisco, mi dispiace averla vista così ferita e ho scelto di venire qui anche per dare una mano, per dare il mio contributo».
Una scelta non facile, passare di punto in bianco da una regione dove i contagiati sono oltre 4.500 a un'altra dove quel numero è praticamente quadruplicato (19.600). In un territorio dove la percezione di rischio è nettamente diversa dal Lazio e non riguarda solo la Terapia Intensiva. Nel suo reparto infatti i timori maggiori vengono dalle donne in stato di gravidanza. «Tecnicamente - continua - sono passata da un centro Covid a un altro, ma chiaramente i numeri dei positivi sono ben diversi: personalmente cerco di non guardare troppo a queste statistiche e di concentrarmi sul mio lavoro. Quotidianamente trattiamo con mamme in gravidanza che hanno paura del virus, una paura doppia: per loro stesse e per i figli». In queste settimane di isolamento sociale, di misure restrittive imposte dal Dpcm, anche organizzare un trasferimento da Roma a Bologna diventa però una piccola impresa. E rimane impossibile fare una valutazione sull'impatto con una nuova realtà, oggi deserta come le altre città d'Italia. A colpire Martina è stato soprattutto il rispetto delle regole dei bolognesi. «La città è vuota e fa uno strano effetto per chi è abituato a conoscere Bologna, città dinamica e ricca di vita. Un aspetto - spiega - però mi ha impressionato in positivo, il rispetto delle distanze di chi non usa le mascherine, sono sempre molto attenti a mantenere la giusta distanza dall'altro. La speranza è che Bologna ferita sappia rialzarsi, io sono qui per fare la mia parte».