«Se le fasi di sperimentazione andranno bene e se il virus continuerà a diffondersi con questa velocità, è possibile che nel primo trimestre del 2021 il vaccino possa essere disponibile sul mercato mondiale e quindi essere inoculato alle persone».
Così il managing director della Irbm di Pomezia, Matteo Liguori, ha parlato all'agenzia Dire delle prospettive future rispetto a un possibile utilizzo del candidato vaccino che sarà presto testato sull'uomo in Inghilterra grazie alla collaborazione fra la divisione Advent della Irbm e lo Jenner Institute dell'università di Oxford.
Liguori ha chiarito come i test sull'uomo saranno rapidi ed effettuati, sempre nel Regno Unito, su 550 volontari sani: «Si prevede di rendere utilizzabile il vaccino già a settembre, sempre in Inghiterra, sul personale ospedaliero e forze dell'ordine in modalità di uso compassionevole - ha aggiunto ancora Liguori alla ‘Dire' -, dando cioè priorità alle categorie di lavoratori più esposte di altri al contagio».
Il percorso in Italia, invece, ha bisogno di un passaggio a livello governativo, un iter che, come ha dichiarato il presidente di Irbm all'Ansa, Piero Di Lorenzo, è già partito: «Stiamo predisponendo i report scientifici da inviare all'Agenzia italiana del farmaco (l'Aifa, ndr), con cui abbiamo preso i contatti. È tutto in fieri e ci sono contatti con vari Governi, tra cui quello italiano».
Al momento, comunque, si procederà per step: prime fiale per i test in partenza da Pomezia verso l'Inghilterra nel giro di qualche giorno, verifiche sugli umani e poi produzione di piccoli lotti prima dell'impiego su larga scala.
«L'obiettivo - ha concluso Di Lorenzo - è per ora quello di arrivare a settembre con le dosi sufficienti per poter iniziare la vaccinazione di categorie a rischio come il personale sanitario. Si tratterà, cioè, di un uso compassionevole, ma non su larga scala».
La sfida, dunque, è iniziata: ora resta da attendere soltanto i risultati dei test e continuare a sperare.