Nella giornata di oggi, l'Ugl ha partecipato all'incontro convocato dal ministro della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, in video-conferenza, nel quale il segretario nazionale Ugl Autonomie, Michela Toussan, ha illustrato una proposta di riorganizzazione del lavoro per la Fase 2 inviata al ministro.

«Condividiamo in pieno la volontà del ministro Dadone di voler mantenere lo smart working come forma ordinaria di prestazione lavorativa - ha affermato Toussan -, ma dobbiamo anche occuparci dei tanti, troppi, dipendenti pendolari che sono impegnati nei servizi essenziali, quali ad esempio quelli della polizia locale, della protezione civile, dei servizi alla persona che invece torneranno a riempire i treni regionali».

Uno sguardo interessante, dunque, che poi va oltre: «Per quanto riguarda lo smart working, invece, si devono cercare nuove forme di organizzazione del lavoro che si adattino agli strumenti del lavoro agile. Nuove forme di management, reingegnerizzazione dei processi e finalmente compimento della digitalizzazione della pubblica amministrazione - ha aggiunto la sindacalista - sono gli strumenti che si dovranno mettere in campo sin da ora. Si dovrà anche cambiare il sistema di valutazione della performance sia individuale sia collettiva, organizzandolo in termini di obiettivo, modificando radicalmente la visione dello spazio e del tempo lavorativo. Siamo fermamente convinti che l'uso dello smart working nelle pubbliche amministrazioni, se ben impostato in partenza, porterà a un reale e concreto aumento della produttività, con conseguente miglioramento della qualità dei servizi erogati ai cittadini».

E non è tutto: «Ci saranno benefici anche in termini di sostenibilità ambientale, diffusione del digitale e valorizzazione delle risorse umane con conseguente miglioramento in termini di conciliazione vita/lavoro - ha concluso Toussan -. L'esperienza avuta in questi ultimi mesi dovrà essere valorizzata in un contesto non emergenziale e tutto questo sarà possibile con l'emanazione di linee guida chiare e non soggette a differenti applicazioni, anche rispetto alle necessarie misure di sicurezza sui luoghi di lavoro proprio per evitare fantasiose, quanto pericolose, interpretazioni da parte delle singole amministrazioni, evitando così trattamenti iniqui o non sufficientemente tutelanti per i lavoratori e per l'utenza tutta».