«E' irrealistico immaginare rigide regole di distanziamento sociale a bordo dei mezzi del trasporto pubblico, siano essi bus, metro o treni». E' uno dei passaggi della nota inviata dall'associazione Asstra che rappresenta le imprese del trasporto pubblico locale, al Governo Conte e al Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli. La questione è tra le più importanti per l'avvio della Fase 2, ossia il contenimento dei rischi di contagio a bordo dei mezzi pubblici. Un rompicapo a cui da giorni stanno lavorando la task force di Vittorio Colao e i tecnici del Mit.
Tra le proposte su cui si sta lavorando c'è quella di distanziare di almeno un metro le persone che salgono a bordo dei mezzi, prevedendo che stiano solamente sedute, senza persone in piedi a bordo per bus e metropolitane. Per i treni si pensa a disporre a scacchiera i passeggeri, anche in questo caso solo con posti a sedere. Per tutte le tipologie di trasporto sarà indispensabile garantire un incremento delle corse quotidiane e dei mezzi a disposizione. Non proprio una passeggiata, dunque.
Ed è proprio questo che fanno notare dall'associazione Asstra: «Obbligare al distanziamento - sostiene la nota - comporterebbe riduzioni della capacità di carico dei mezzi pubblici non sostenibili, riduzioni che si aggirano tra il 50 e il 70% della capacità di carico per autobus urbani ed extraurbani e treni regionali. La rigida applicazione di questa regola - prosegue la nota - oltre a non essere compatibile con la conformazione dei mezzi di trasporto pubblico attualmente in circolazione, determinerebbe, pur in presenza di una domanda sensibilmente ridotta, l'insufficienza della offerta di trasporto». Tradotto: le persone invece di optare per il mezzo pubblico sceglierebbero di utilizzare il mezzo privato per recarsi a lavoro, con tutto quello che ciò comporta in termini di aumento del traffico veicolare.