«Siamo in guerra». Sono mesi, ormai, che questa frase risuona prepotentemente nelle case di tutti gli italiani, ripetuta insistentemente per far capire che la minaccia del Covid-19 è stata ed è tuttora gravissima. Parole che hanno avuto il loro effetto, visto che tanti italiani questa guerra l'hanno combattuta facendo quello che è gli è stato chiesto: stare a casa per evitare la diffusione del contagio, ascoltando chi, invece, quella guerra la sta combattendo al fronte, addirittura nell'epicentro dei contagi, a Bergamo.

È la storia del medico e Tenente dell'Arma dei Carabinieri Danilo Pagliari, classe 1987, cittadino di Latina. Il dottor Pagliari, infatti, riveste un doppio ruolo in questa battaglia, ovvero quello di medico e quello di ufficiale dell'Arma. È infatti un medico chirurgo, laureato nel 2012 all'Università Cattolica di Roma, dove si è anche specializzato a luglio del 2018 in Medicina Interna, master di II livello in Angiologia nel dicembre del 2018, e fino allo scorso mese di agosto 2019 in forze al Policlinico Gemelli nel Centro per le Malattie del Pancreas. A settembre 2019, il dottor Pagliari ha vinto il concorso a nomina diretta come Ufficiale Medico dell'Arma dei Carabinieri ed era in servizio presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma.

Neanche sei mesi dopo aver indossato la divisa, il medico e Tenente Pagliari è stato chiamato a combattere la guerra contro il nemico invisibile dove questa si stava scatenando con tutta la sua ferocia, in Lombardia. «Erano le 15.30 del 15 marzo, era domenica – racconta Pagliari, ripercorrendo i passaggi della sua partenza verso la Lombardia – Improvvisamente ho ricevuto una chiamata del Generale che mi informava dell'imminente partenza per Bergamo. Neanche mezz'ora dopo, un'auto era fuori dal mio alloggio della Scuola Ufficiali di Roma per accompagnarmi a Pratica di Mare, dove un jet dell'Arma dei Carabinieri era pronto per il decollo». Un evento molto particolare quello raccontato dal Tenente Pagliari: per le partenze in missione all'estero, anche in caso di guerra, si riesce solitamente a dare un preavviso di 24 ore, mentre in questo caso il medico e militare ha avuto molto meno tempo, e questo lasciava presagire l'importanza e la delicatezza della missione cui stava andando incontro. «Di solito, negli aeroporti, sono le persone ad attendere l'aereo, mentre nel mio caso era l'aereo che stava aspettando noi».

«Poco dopo siamo atterrati in un aeroporto fantasma – dichiara il Tenente Pagliari – Sulla pista vedevo solo mezzi militari e per questo ho pensato che ci trovassimo in un complesso militare. Invece, era l'aeroporto civile di Orio al Serio». Così è iniziata la guerra del Tenente Pagliari, trasportato prima ad Alzano, in provincia di Bergamo, uno dei paesi più colpiti dall'epidemia. Qui, un Colonnello attende sia il Tenente Pagliari che i suoi colleghi. Subito i militari comprendono che si tratta di una missione interforze, dove tutte le quattro Forze Armate dello Stato sono chiamate a lavorare come un unico corpo. I medici-militari sono poi stati dirottati sul territorio. Il dottor Pagliari, essendo un internista è stato assegnato a prestare servizio in ambito ospedaliero, presso il Pronto Soccorso dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
È entrato nel nosocomio lombardo il 16 marzo scorso, il giorno in cui c'è stato il picco più alto di accessi per coronavirus, proprio agli inizi della fase di riconversione della struttura in Covid Hospital. La situazione, anche all'interno del Papa Giovanni XXIII, era difficilissima con molti contagiati tra il personale ospedaliero e un afflusso incredibile di malati, la maggior parte in gravissime condizioni. «Il pronto soccorso – racconta Pagliari – era pieno di malati. Ovunque, in ogni stanza, in ogni sala d'attesa, era pieno di persone che attendevano di essere visitate. E noi ci sentivamo impotenti di fronte a così tante persone che attendevano di essere anche solo triagiate e poi prese in carico per le fasi successive dell'assistenza necessaria».

Eppure, il momento più tragico ancora doveva arrivare. Infatti, pochi giorni dopo, l'ospedale ha dovuto fare i conti con la grande sproporzione tra l'elevato numero di accessi e le risorse a disposizione. Così è stato attivato il cosiddetto "Codice Blu" che solitamente si applica nella Medicina delle Catastrofi, quello che viene attivato in guerra quando ci sono troppi feriti e poche risorse. In questo contesto, di così tanti malati, quasi tutti gravi, concentrati in così poco tempo nello stesso ospedale, ha determinato un grosso squilibrio di richieste a fronte delle risorse a disposizione: nessuno si aspettava di trovarsi davanti ad una situazione del genere, tanto da far considerare questa epidemia come la più grave crisi che sta affrontando il nostro Paese dal dopoguerra».

Oggi, in un'emergenza ancora viva ma più gestibile, continua la battaglia del medico Tenente Danilo Pagliari. «Sono stato uno dei primi ad arrivare e sarò uno degli ultimi a ripartire dalla missione. Quando il Primario del Pronto Soccorso ha saputo che sarei dovuto andare via intorno a metà aprile si è attivato per farmi restare ancora visto che ha apprezzato il mio contributo essendomi subito dato da fare cercando di fare al meglio il mio lavoro ed integrandomi appieno nell'organico del reparto. A quel punto, il Generale mi ha chiesto se ero disposto a continuare a dare il mio contributo a questa causa e così ho confermato la disponibilità di prolungare la mia missione, orgoglioso di rimanere qui al fronte a servizio dei concittadini e della Nazione, nel mio doppio incarico di Medico e Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri. Resterò fino a metà maggio, finché ce ne sarà bisogno».