«A nove anni dalla morte di mio marito c'è un processo in corso, con due condanne in primo grado a due anni e mezzo. Gli imputati hanno vissuto la loro vita da uomini liberi, mentre Pino si trova in un loculo da nove anni. Mi chiedo se un processo svolto con questi tempi biblici possa garantire la giustizia a cui le famiglie delle vittime hanno diritto». Queste le parole di Debora Spagnuolo, presidente provinciale dell'ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi del Lavoro), che nel ricordare la morte del marito avvenuta a Formia, ha voluto lanciare un appello al rispetto della vita umana, con controlli maggiori, corsi di formazione, atti ad assicurare la sicurezza sul lavoro.

L'insegnante minturnese ha scritto una lettera aperta, inviata al nostro giornale, che si apre con il ricordo di quell'11 maggio del 2011, quando vide per l'ultima volta il marito Pino Esposito, che lavorava per conto di una ditta che si occupava di installazioni di impianti fotovoltaici. «Ricordo ancora - scrive la professoressa Spagnuolo - chiaramente quel giorno. Faceva caldo, indossavo una maglietta a manica corta. Quell'anno insegnavo a Latina e mentre percorrevo il lungo viale che mi portava alla fermata dell'autobus ricevetti la sua ultima telefonata. "Stasera torno prima" mi disse. Le sue ultime parole. Sono passati nove anni e ancora vivo quello stesso dolore, quel senso di rabbia che mi pervade. Ritengo la morte di Pino una grave ingiustizia perchè poteva essere evitata se si fossero rispettate le norme per la salute e sicurezza sul lavoro contenute nel testo unico 81/08. La vita, e la sua prospettiva, cambia dopo un lutto, soprattutto quando si muore perchè sei andato a lavorare per garantire alla tua famiglia una vita dignitosa». Nel rimarcare l'alto numero di vittime sul lavoro, Debora Spagnuolo richiama l'attenzione sui sogni infranti di chi aveva progetti e di chi ha perso la vita mentre svolgeva la sua professione.

Sarebbe necessario - ha continuato- come vedova e Presidente Territoriale di ANMIL Latina, accanto alle innumerevoli norme, prevedere un maggiore controllo da parte degli ispettori del lavoro e predisporre un'adeguata formazione sul posto di lavoro. Prevedere incontri di formazione anche con testimoni di infortuni o vedove del lavoro, per avere la chiara visione di cosa accade dopo un incidente sul lavoro, al fine di attivare comportamenti virtuosi da parte sia dell'azienda che dei dipendenti. Ma il cardine principe deve essere il rispetto della vita umana, che non deve dipendere dalla presenza di un ispettore o da una multa, ma dal fatto che si ritenga giusto tutelare la vita delle persone. Solo così si potrà arrivare a costruire quella cultura della sicurezza cara ad ANMIL e a me».