Un ispettore del ministero dell’Economia e delle Finanze è tornato a far visita agli uffici del Comune di San Felice Circeo. Ma stavolta non per una verifica sui bilanci, come accaduto prima della relazione posta a fondamento della dichiarazione del dissesto finanziario. Bensì per approfondire un aspetto di quel documento. Parliamo degli emolumenti liquidati ai dipendenti prima dell’anno “spartiacque” della gestione finanziaria. Ossia il 2012, quando il Consiglio comunale ha votato il default finanziario. Su questa specifica tematica la Corte dei Conti del Lazio ha aperto a suo tempo un fascicolo, delegando l’attività d’indagine al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.
Nella tanto contestata relazione dell’ispettore, risalente al novembre 2012 e che ha costituito parte integrante della dichiarazione di dissesto finanziario, un paragrafo era destinato proprio ad elencare le criticità riscontrate in questi progetti. Il problema, in questo caso, sarebbe il seguente: i progetti finanziati - sosteneva l’ispettore - non potevano rientrare in quelli previsti dalla normativa vigente. E questo perché - veniva precisato nella stessa relazione già citata - non correlati ad alcun introito per legge in grado di finanziarli. In sostanza, rappresentavano solo un’uscita per il Comune.
In merito, il segretario comunale aveva già provveduto con la messa in mora di dipendenti, amministratori locali e dirigenti (ed ex, ovviamente). Il tutto, per un totale di circa 500mila euro. Ora su questi emolumenti - ma vige il massimo riserbo sull’attività - sta svolgendo approfondimenti anche l’ispettore del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Probabilmente proprio in relazione all’indagine della Procura della Corte dei Conti, volta a capire se vi sia stato o meno un possibile danno erariale.