Ha tenuto banco per qualche settimana, poi la questione dei livelli baronali è finita (per ora) nel dimenticatoio. In attesa forse di essere ripescata durante la campagna elettorale. Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’appoggio all’interrogazione parlamentare presentata a giugno 2016 da Filiberto Zaratti (Sinistra Italiana) e Nazzareno Pilozzi (Pd). Nonostante quest’atto e una nota scritta a novembre dal sindaco Gianni Petrucci al ministro dell’Economia e delle Finanze e al ministro della Giustizia fino ad oggi non pare essersi mosso nulla. Con il risultato che i cittadini non riescono ad avere ancora una risposta definitiva su questa problematica molto sentita e che incide direttamente sull’economia locale.
L’istituto dei livelli baronali affonda le proprie origini nell’acquisto del feudo di San Felice dal barone James Aguet nel 1898. Alcuni terreni furono dati in concessione a fronte di un corrispettivo da pagarsi in denaro o con una percentuale sul raccolto o con diversa prestazione. Una situazione superata si potrebbe opinare. Invece no, perché in più di qualche caso i proprietari dei lotti di terreno risultano essere gli eredi della famiglia Aguet.
I problemi si pongono nel caso di una compravendita o nel caso in cui sia necessario utilizzare il bene come garanzia ad esempio per ottenere un prestito bancario. A quel punto è necessario estinguere il livello baronale, per il quale sono state richieste cifre pari a circa il 30% del valore commerciale del bene stesso. Una situazione che ha creato qualche problema anche al mercato immobiliare, ma che non accenna a trovare soluzione.