La questione dell’arrivo annunciato (e poi smentito dal Comune) di migranti nell’hotel “Neanderthal” è ormai diventata un caso politico. E non solo per l’interrogazione parlamentare a firma di Rampelli (FdI).
Il presidente di “Circeo Futura” Giuseppe Schiboni ha inaugurato la sede dell’associazione – che parteciperà come civica alle elezioni – parlando proprio della struttura alberghiera. Questo il «primo punto» del programma: l’esproprio dell’hotel per destinarlo a scopi socio-culturali. Una proposta che di sicuro sarà sviluppata in modo più ampio nei prossimi mesi, anche in merito alla copertura dei costi necessari per condurre l’operazione.
Ora anche un altro candidato, Stefano Capponi della lista “Insieme per il Circeo”, è intervenuto sulla vicenda. Tra le premesse, quella che per l’ex assessore tutte le liste in campo dovrebbero essere unite nell’affrontare la questione. Poi si passa ad analizzare quanto fino ad oggi è stato detto e scritto sul “caso Neanderthal”. I documenti pubblicati dall’amministrazione comunale per Capponi «in fondo non garantiscono niente». Se non il dire che «l’amministrazione non è a conoscenza di nulla e che ha informato il prefetto di non poter ospitare migranti in strutture pubbliche». «Cose per le quali io – aggiunge il candidato – sono convinto della buona fede dell’amministrazione, ma che ritengo non sufficienti». Per Capponi, anziché «polemiche sterili tra candidati e sostenitori vari, nonché post di certificazioni inutili», si dovrebbe lavorare a una relazione «dettagliata, precisa e attenta» da inviare al prefetto. Un documento per spiegare «la reale situazione del nostro paese, fatta di negozi che chiudono, di un grande calo di affluenza turistica e di una significativa presenza di persone estranee al nostro tessuto connettivo». Questo anche perché i privati possono siglare “accordi” autonomamente senza interessare l’autorità comunale.
Una posizione – conclude il candidato – che non è né xenofoba né razzista, ma che deriva invece dall’idea che un paese così piccolo come San Felice non possa pretendere «di integrare un numero importante» di persone – quelle già presenti e quelle potenzialmente in arrivo - di diversa nazionalità.