Gli arresti di ieri sono il frutto di una complessa attività d'indagine, nata a Roma per smascherare le attività illecite viziate dal coinvolgimento di alcuni dipendenti infedeli del centro raccolta rifiuti Ama di Mostacciano. Da lì sono nate due inchieste, entrambe coordinate dalla Dda romana, una sul via vai di rifiuti all'interno della struttura capitolina, mentre l'altra, terminata con gli arresti di ieri, ha permesso invece di rivelare i traffici illeciti del Centro Rottami di Cisterna che acquistava i rifiuti rubati nella Capitale.

L'inchiesta madre aveva generato, nel febbraio dello scorso anno, l'ordinanza di custodia cautelare a carico di 23 persone, per reati che andavano dal traffico di rifiuti, alla corruzione al furto aggravato, fino ad arrivare a una serie di reati in materia di smaltimento rifiuti e peculato. Tutto ruotava attorno al ruolo di tre dipendenti dell'Ama, l'azienda che gestisce l'isola ecologica da cui è partito il tutto. Il traffico di rifiuti partiva infatti dal sito di trattamento di Mostacciano, dove venivano conferiti grandi quantitativi di rifiuti vari. In particolare i tre dipendenti infedeli, in cambio di somme comprese tra 30 e 50 euro, permettevano a ditte commerciali, edili, artigiane e svuotacantine di conferire in modo illecito nel centro di raccolta, una serie di rifiuti provenienti da attività produttive che avrebbero altrimenti dovuto smaltire in modi e con costi decisamente diversi.

Tutto il materiale che finiva impropriamente nell'isola ecologica di Mostacciano, prendeva due strade diverse. Il rame infatti veniva prelevato dagli stessi dipendenti infedeli e venduto a un centro di recupero di Fiumicino, garantendo ai tre un guadagno extra illecito. Destinazione diversa era riservata invece a rifiuti elettronici, batterie e altri metalli "nobili" che venivano "venduti" da una serie di raccoglitori di rottami, soprattutto rom, romeni, bulgari, che, di notte, quando l'impianto era chiuso, venivano fatti entrare per prelevare la parte preziosa dei carichi. Nel corso dell'indagine era emerso quindi che quei "preziosi" rifiuti, venivano portati dai raccoglitori rom al Centro Rottami di Cisterna, dove venivano accolti e pagati in maniera illecita, trattati come rottami anziché veri e propri rifiuti.
Già un anno fa, quindi, era emerso il ruolo di Leopoldo Del Prete, destinatario inizialmente della misura cautelare dell'obbligo di firma. Era il preludio di un'indagine concentrata sull'attività illecita della sua azienda che ieri lo ha fatto finire direttamente dietro le sbarre.