Il gip Giuseppe Molfese ha revocato le misure cautelari per l'imprenditore di 52 anni di Terracina e suo figlio di 22, accusati di aver picchiato e gettato in un canale un indiano di 33 anni, dipendente dell'azienda agricola di famiglia, perché quest'ultimo aveva chiesto dei dispositivi di protezione, e di reati legati allo sfruttamento del lavoro. L'uomo si trovava ai domiciliari, mentre il ragazzo aveva l'obbligo di firma.

La revoca, decisa per entrambi, era stata chiesta dall'avvocato Giuseppe Fevola nei giorni scorsi, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, durante il quale padre e figlio hanno risposto a tutte le domande del giudice respingendo ogni accusa e raccontando la propria, opposta, versione dei fatti. Non avrebbero mai picchiato l'indiano, dopo che quest'ultimo aveva minacciato il titolare, e avevano invece loro chiamato i carabinieri.

Dichiarazioni che sono state ritenute, allo stato attuale, genuine e non contraddittorie. Secondo il gip, non sussistono i gravi indizi di colpevolezza, per cui si dispone la revoca di tutte le misure cautelari.