È un dramma che ha turbato in tanti, a Latina, la morte del vigile del fuoco Ferdinando De Parolis, stroncato venerdì sera da un malore, all'età di 46 anni, mentre rientrava a casa da una passeggiata in bicicletta dopo cena. Un dolore, quello vissuto dalla famiglia, che ha coinvolto i tanti colleghi e i numerosi latinensi che avevano avuto modo di conoscerlo e stimarlo, nella vita professionale come in quella privata.

Questa mattina, in una cerimonia svolta in pieno rispetto del distanziamento sociale, una folla commossa ha voluto dargli l'ultimo saluto   presso la chiesa della parrocchia San Francesco di Latina, poi la salma è stata tumulata nel cimitero di Lenola, paese d'origine della sua famiglia.

Sul fronte degli accertamenti, al netto dei dubbi iniziali, Carabinieri e inquirenti non hanno maturato sospetti tali da giustificare gli approfondimenti medico legali del caso. La vittima aveva fatto un giro con la bicicletta, non lontano da casa nel quartiere Pantanaccio, e stava rientrando quando è caduto all'improvviso. Nessuno ha visto la scena, il primo a intervenire è stato un passante, un altro residente che portava a spasso il cane e non ha esitato ad allertare il 118, avviando le tecniche di rianimazione come indicato dagli stessi operatori della centrale operativa Ares. All'arrivo dei soccorritori, non è bastato un lungo tentativo di tenere in vita l'uomo per il trasporto in ospedale.

Lo stato in cui il vigile esperto è stato trovato e i successivi accertamenti dei Carabinieri, portano a escludere altre eventualità, come quella di un'incidente. A quanto pare, infatti, Ferdinando De Parolis non stava procedendo lungo la strada, il tratto nuovo di via dei Volsci, dopo il ponte sul canale delle Acque Medie, ma si era spostato nel piazzale antistante al campo sportivo R11. Ha battuto la testa, ma questo aspetto sembra coincidere con l'ipotesi del malore, mentre la bicicletta non riporta segni di collisione.

Figlio e nipote di vigili del fuoco, Ferdinando De Parolis era parte integrante della grande famiglia della caserma "Giuliano Carturan" e l'afflusso di tanti suoi colleghi, sia in servizio che non, venerdì sera, sul luogo della tragedia, ne è stata la dimostrazione. Non ha fatto mancare la propria presenza il comandante Clara Modesto, che ha così stigmatizzato l'accaduto: «Da ieri siamo più poveri, è venuto a mancare un collega disponibile, un marito fedele, un figlio devoto, un nipote amorevole».

Tanti anche i messaggi di cordoglio apparsi sui social network. «Sono stato molto contento di lavorare con te perché nella tua vita terrena sei stata una persona molto altruista, disponibile sempre con tutti e tecnicamente molto preparata - ha commentato Sergio, un collega vigile del fuoco - La tua prematura scomparsa lascia nei nostri cuori un immensa ferita che non si rimarginerà più. Ma sono sicuro che Tu non ci hai lasciati: ci hai solo preceduti. Non ci hai abbandonati: hai solo percorso sentieri che prima o poi percorreremo tutti».