Indagando su una serie di attentati esplosivi e un tentato omicidio maturati per questioni passionali tra due personaggi legati alla criminalità, gli investigatori della Polizia hanno scoperto che il destinatario di questa escalation gestiva una fiorente piazza di spaccio. L'inchiesta coordinata dalla Procura di Latina, ha portato all'emissione di sei mandati di arresto, disposti dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario. All'alba di oggi le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dagli uomini del  Questure di Latina, Michele Maria Spina, con l'impiego di poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di Cisterna e il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Lazio, unità cinofile antidroga e antiesplosivo. In carcere sono finiti Nazzareno Di Giorgio, cinquantenne vittima del tentato omicidio, indagato per spaccio in concorso con Mario Guiglia di 52 anni, Marco Costanzo, 46 anni, vittima invece dell'attentato esplosivo che aveva danneggiato la sua auto, Emiliano Valenti di 45 anni, che si riforniva di droga dal primo per spacciare nella zona di Cisterna, e Andrea Reale di 47 anni, considerato a sua volta il fornitore di Di Giorgio. In carcere è finito quindi Giovanni Cambria, siciliano di 59 anni, ovvero colui che avrebbe consumato gli attentati ai danni di Nazzareno Di Giorgio, mosso dalla gelosia: per lui, rinviato a giudizio per il tentato omicidio, la nuova accusa è di possesso di materiale esplosivo.

Le indagini dirette dalla Procura di Latina, presero spunto dall'intimidazione subita da Marco Costanzo, quando la sua Lancia Y esplose in via Liguria la sera del 14 marzo 2019, quando la vittima escludeva di avere sospetti su alcuno, non avendo alcuna controversia né pendenze economiche o personali in atto. La totale assenza di elementi o cenni a quanto avvenuto ai danni di Costanzo perdurò fino al successivo 3 giugno 2019: quella sera, Nazzareno Di Giorgio si presentava in Questura, a bordo della propria autovettura, crivellata da diversi da colpi di arma da fuoco, riferendo di essere rimasto, poco prima, vittima di un agguato da parte del compagno della propria ex convivente, Giovanni Cambria.

Quest'ultimo veniva rintracciato e tratto in arresto da personale della Squadra Mobile, gli investigatori del vicequestore, Giuseppe Pontecorvo, a seguito le testimonianze raccolte secondo le quali Cambria, a bordo di un ciclomotore, si accostava alla vettura della vittima, esplodendo al suo indirizzo almeno quattro colpi d'arma da fuoco che, sebbene sparati ad altezza uomo, danneggiavano la fiancata dell'auto, mandando in frantumi il lunotto posteriore, ma senza attingere fortunatamente il conducente, Di Giorgio. Veniva poi accertato che la vittima, durante un successivo inseguimento, speronava con la propria autovettura Giovanni Cambria, il quale, subito dopo, fuggiva con il suo ciclomotore, senza richiedere alcun soccorso.

A seguito di tale episodio e all'attività di indagine parallelamente intrapresa, anche tramite l'ausilio di servizi di intercettazione, Giovanni Cambria veniva individuato quale mandante comune dei due episodi di intimidazione: il Cambria, mosso dal risentimento ed il rancore per questioni sentimentali, avrebbe ordito la propria vendetta ai danni di Nazzareno Di Giorgio il quale, insieme a Costanzo, aveva iniziato a molestare con messaggi e telefonate l'attuale compagna di Cambria ed ex convivente Di Giorgio, con il solo fine di rovinare il rapporto della donna con Cambria.

In tale contesto, le indagini ricostruivano un collaudato sistema di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina facendo emergere in particolare il ruolo di Nazzareno Di Giorgio, il quale provvedeva al taglio ed al confezionamento della sostanza medesima assieme a Emiliano Valenti, Mario Guiglia e Marco Costanzo, che erano invece soggetti prevalentemente dediti alla cessione al dettaglio dello stupefacente e alla custodia presso un garage nella diretta disponibilità del Guiglia. Nondimeno, Valenti provvedeva a rifornire la piazza di spaccio di Cisterna di Latina, mentre tutto il gruppo era solito rifornirsi da Andrea Reale, stabilmente inserito in tale circuito criminale.

Fondamentali, oltre alle indagini di natura tecnica, i riscontri pervenuti grazie ai sequestri di droga e alle dichiarazioni degli assuntori raccolte nel corso delle investigazioni: in particolare Marco Costanzo, a luglio scorso, veniva tratto in arresto con circa 50 grammi di cocaina, oltre vaio materiale per il taglio ed il confezionamento; gli assuntori, alcuni dei quali giovanissimi, si rifornivano senza soluzione di continuità, pagando per una singola dose fino a 100 euro.