Il fatto
13.06.2020 - 15:00
Gli unici che si salvano sono il fosso dello Schiavo e quello di Tor Caldara, entrambi ad Anzio; per il resto ogni canale porta al mare acqua inquinata e, oltre a generare danni all'ecosistema fluviale e marino, dà vita a divieti di balneazione più o meno estesi. Tutto questo accade a sud di Roma, dal confine con la Capitale a quello con Latina: da Villaggio Tognazzi a Nettuno, passando per Torvajanica, Marina di Ardea, Tor San Lorenzo, Lido dei Pini, Lavinio e Anzio sono diversi i fossi che inquinano il "Mare Nostrum", andando così a rendere non idonei ai bagni diversi tratti del litorale. Una situazione che è piuttosto grave ad Ardea, città interessata dal maggior numero di foci dei fossi, ma anche a Nettuno, dove la foce del Loricina crea non pochi problemi proprio al centro della città. Condizioni migliori, invece, a Pomezia e soprattutto ad Anzio, unica località che ha ottenuto la Bandiera Blu e la Bandiera Verde nell'area metropolitana di Roma.
Dal Rio Torto al Fosso della Caffarella, passando per il Rio Grande, il fosso della Moletta, il canale Biffi e il fosso del Diavolo: ogni foce presente ad Ardea presenta criticità. Addirittura, nella zona compresa tra il Rio Torto e il Canale Biffi ampi tratti del litorale distanti anche diverse centinaia di metri dagli sbocchi al mare non sono balneabili: una situazione delicatissima, che negli ultimi anni - stando ai report consultabili sul sito dell'Arpa Lazio - si è anche aggravata. Chiaramente, questo non significa che tutto il litorale rutulo sia interdetto alla balneazione: diversi tratti, però, sono caratterizzati dall'inquinamento che proprio i fossi portano al mare. E la città, chiaramente, ne paga un prezzo altissimo.
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