Buongiorno professore, ce la rilascia un'intervista sull'emergenza Covid e su quello che dobbiamo attenderci per le prossime settimane? «Voi lì a Latina avete Miriam Lichtner, che è molto brava, perché volete intervistare me?». Beh, la professoressa Lichtner l'abbiamo già intervistata, più di una volta, conosciamo bene il suo valore, ma anche lei non scherza, poi da setino doc è un'eccellenza della nostra provincia e ci piacerebbe sapere il suo parere. E' iniziata così la nostra chiacchierata con l'immunologo Francesco Le Foche, nato e cresciuto a Sezze, attualmente responsabile del Day hospital di immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I, nonché stimato professore della Sapienza di Roma.

A che punto è la battaglia contro il virus?

«A buon punto. Il numero dei contagi è sceso e resta basso, a parte qualche caso eccezionale legato ai focolai che ora rappresentano il vero problema, ma ce lo aspettavamo dopo un incendio di quella portata. Abbiamo spento l'incendio, adesso vanno spenti i focolai». Non sarà un problema farlo, vero? «Ci vorrà grande attenzione, sarà fondamentale mantenere la responsabilità individuale e avere la necessaria prevenzione nei luoghi a rischio, come possono essere le Rsa e altri agglomerati dove si trovano persone fragili. In questo modo potremmo convivere tranquillamente col virus, accettando un minimo di rischio equiparabile a quello che corriamo andando in macchina, attraversando a piedi una strada o camminando per le vie di un quartiere malfamato. Dobbiamo vivere in maniera responsabile».

La riapertura totale può rappresentare un pericolo maggiore?

«Dal 4 maggio fino al 3 giugno, ovvero nel periodo delle riaperture graduali, non si è registrato nessun aumento dei contagi, siamo stati bravi a contenerli con i comportamenti giusti. Ora il ricircolo sociale del virus e la sua carica virale sono molto bassi, e con le attenzioni giuste non ci saranno problemi. Abbiamo riaperto il calcio, che rientra nella parte ludica della normalità, ed è giusto che siano riaperti anche cinema, teatri e discoteche con tutte le attenzioni necessarie. Ma ormai siamo esperti di responsabilizzazione e credo che possa andare tutto bene».

Ci sarà una seconda ondata?
«Mi aspetto che tra novembre e dicembre possa verificarsi, chiaramente siamo di fronte a un virus nuovo che non conosciamo ancora: finora si è comportato in modo completamente diverso da tutti gli altri, ma è sempre un virus pandemico. Ci sono due possibilità: è più difficile che possa comportarsi come hanno fatto Sars e Mers, e quindi sparire; più probabile invece, poiché il Covid è stato diverso sia dalla Sars sia dalla Mers, che possa riproporsi con una seconda ondata quando tornerà il freddo».