Sulle concessioni per l'itticoltura serve chiarezza. Alla Regione Lazio e all'Assessore Onorati chiediamo lo stop alle concessioni in scadenza. E' quanto chiedono gli aderenti al gruppo civico di "Formiaè". L'intervento segue l'interrogazione regionale all'Assessore Onorati.

Il particolare fermento di queste ultime settimane è legato al fatto che le concessioni sono scadute. Cosa farà la Regione Lazio in merito agli impianti di itticoltura? Verranno delocalizzati oppure rinnovate le concessioni? «A queste semplici domande l'assessore Onorati non ha dato una risposta chiara, su queste delicate questioni la Regione Lazio non ha ancora preso una chiara posizione - si legge in una nota dell'associazione -.
Ma andiamo con ordine, con una nostra petizione abbiamo richiesto la delocalizzazione degli impianti di itticoltura. Le forze politiche hanno accolto il nostro appello e portato all'attenzione dei vertici regionali».

La richiesta è molto semplice, far rispettare quanto disposto con delibera regionale del 2010 – istituzione dell' "Area sensibile" nel Golfo di Gaeta. «L'intensa attività di allevamento ittico e la forte urbanizzazione della costa, unitamente allo scarso ricambio idrico, sono le principali cause di inquinamento del nostro golfo. Da una parte gli allevamenti di orate in gabbie e dall'altra gli impianti di depurazione amplificano il processo di eutrofizzazione».

Per tali ragioni la Regione Lazio ha stabilito una serie di limitazioni e divieti nel Golfo di Gaeta. Senza mezzi termini a partire dal 2010 si vietano "nuovi impianti" di mitilicoltura o piscicoltura e ampliamento degli esistenti. Allo stesso tempo viene affermato che gli esistenti vanno ricollocati fuori dall'area sensibile e posizionati in modo tale che le correnti non convoglino gli apporti inquinanti nell'area stessa.
Posizioni che non trovano riscontro nei fatti, tanto che nel 2014 si decise di prorogarle fino al 31 dicembre 2020.