In aula saranno ascoltate oltre alle parti offese che hanno riferito di aver lavorato in un clima pesante, anche un bracciante agricolo, citato dalla difesa, in rappresentanza di un centinaio di indiani, dipendenti dell'azienda florovivavistica finita al centro di una inchiesta sul caporalato. Il gip del Tribunale Giuseppe Molfese ha sciolto la riserva e ha accolto la richiesta di incidente probatorio presentata dal pubblico ministero Marco Giancristofaro nelle pieghe degli accertamenti condotti dalla polizia e che avevano portato all'arresto di marito e moglie e all'iscrizione sul registro degli indagati di altre tre persone. In Tribunale l'appuntamento è fissato per il 3 luglio alle 11,30 quando prenderanno il via le deposizioni dei cittadini indiani in un momento ritenuto cruciale delle indagini preliminari e che potrebbe avere certamente un peso nell'economia dell'inchiesta.

Saranno ascoltati i braccianti agricoli chiamati dal magistrato inquirente. La testimonianza che rischia di perdersi - secondo la Procura - è ritenuta preziosa e fondamentale e quindi l'obiettivo degli inquirenti è quello di cristallizzare una prova ritenuta importante. Oltre ai dodici braccianti agricoli, comparirà davanti al magistrato anche un altro straniero, citato in questo caso dai legali degli indagati. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Fevola e Nicola Ottaviani. L'uomo parlerà a nome dei colleghi ed è una controdeduzione su cui invece la difesa punta molto. Anche al Riesame l'impianto accusatorio dell'inchiesta aveva retto e le misure restrittive erano rimaste di fatto inalterate. Nell'ordinanza di custodia cautelare eseguita lo scorso aprile, il giudice aveva messo in rilievo il clima di sottomissione che secondo si respirava nell'azienda. E sarà proprio questo il terreno della battaglia tra accusa e difesa.

Gli elementi raccolti fino a questo momento dalla polizia avevano permesso di ricostruire le condotte degli indagati, a partire dai turni di lavoro massacranti, alla sicurezza dei dipendenti che avevano riferito di andare al lavoro a bordo di alcuni pulmini dove erano ammassati. L'accusa contestata per i due coniugi che erano finiti agli arresti domiciliari, è quella di intermediazione illecita allo sfruttamento del lavoro e violazioni del testo unico degli stranieri in materia di lavoro.