«Qui rischiamo di finire sul lastrico. Io e mio marito lavoriamo in questa azienda e se non ci rinnovano i contratti, siamo nei guai con una figlia da mantenere. Ma lei mi spiega come facciamo?» L'appello pieno di amarezza e rabbia di una giovane madre è lo stesso di tante altre persone che ieri mattina si sono radunate in piazza Buozzi, a pochi metri dall'ingresso del Tribunale. Sono i dipendenti dell'azienda agricola De Pasquale finita sotto inchiesta per caporalato perchè i lavoratori venivano sottopagati e trattati in condizioni disumane. «Non è vero assolutamente - puntualizza una donna
a proposito dell'inchiesta e delle accuse raccolte fino a questo momento - guardi che stavamo molto meglio prima, quando c'erano loro, i titolari», ricorda. La protesta è in una direzione: da mesi non arriva lo stipendio e poi a breve saranno rinnovati dei contratti e il rischio concreto per un drappello di braccianti è di perdere il posto di lavoro e ritrovarsi senza più niente. Al palo.
Le possibilità di un rinnovo in blocco sono minime, anzi vicine allo zero.

I due datori di lavoro sono agli arresti domiciliari ma a sentire i dipendenti la situazione era nettamente migliore prima della bufera giudiziaria. Molti lavoratori sono indiani, oltre il 60%, gli altri sono operai italiani che vivono tra Pontinia, Latina, Sezze e Priverno. «Qui ci sono tante famiglie che rischiano», ripete un'altra donna. I lavoratori hanno partecipato quasi tutti ad alla manifestazione spontanea in quello che per loro un luogo simbolo.
Proprio nei giorni scorsi si è svolto in Tribunale l'incidente probatorio per ascoltare alcuni indiani e cristallizzare delle prove da portare al dibattimento in merito alle accuse di caporalato, l'inchiesta è ancora in fase di indagini preliminari e vede cinque persone indagate e sull'esito dell'esame viene mantenuto uno stretto riserbo.