Oltre venti testimoni da ascoltare. Il dibattimento in Corte d'Assise del processo nei confronti dell'avvocato Francesco Palumbo che ha ucciso il ladro che aveva rubato in casa dei genitori, entrerà nel vivo nel corso della prossima udienza fissata per il 30 settembre davanti alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Francesco Valentini. Ieri come era prevedibile è stata formalizzata la rinuncia delle parti civili. In aula era presente la vedova che ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. La decisione è stata ufficializzata nel corso di una udienza lampo dove sono stati depositati gli atti relativi al ritiro della costituzione e alla transazione con l'imputato che riguarda l'accettazione del risarcimento del danno.

Tra i testimoni che saranno escussi ci sono i vicini di casa, tra cui chi ha sentito i colpi di pistola e poi anche chi ha dato l'allarme alla sala operativa del 113 quel pomeriggio del 15 ottobre del 2017. La prima richiesta di intervento infatti parlava genericamente di colpi di pistola esplosi nella zona tra via Fiuggi e via Palermo. In aula saranno ascoltati anche gli investigatori della Squadra Mobile che si erano occupati delle indagini e poi i consulenti e infine è stato chiesto di depositare le intercettazioni telefoniche relative invece al procedimento sui furti messi a segno dalla banda di cui faceva parte la vittima, insieme ad altri complici che in un secondo momento erano stati arrestati. Dopo l'omicidio, il gruppo infatti come era emerso nelle indagini della Mobile, aveva continuato a rubare nel centro Italia e in una conversazione tra gli indagati c'era anche un riferimento da parte di Quindici, a quando l'avvocato aveva aperto il fuoco all'indirizzo di Bardi che stava scappando da una scala a pioli ed era morto nel giardino condominiale del palazzo. L'avvocato Palumbo aveva ucciso il ladro con tre colpi di arma da fuoco, la pistola era regolarmente detenuta e il professionista pontino, una volta che aveva ricevuto l'allarme per un furto in atto in casa dei genitori senza chiamare le forze dell'ordine, si era presentato in via Palermo e si era imbattuto - come aveva spiegato al pm - nei ladri da cui aveva percepito una minaccia concreta per la sua incolumità e aveva reagito in questo modo.