Una settimana di tempo per trattare sulla pena a Ferdinando Di Silvio detto «Pescio». L'ha concessa ieri il giudice dell'udienza preliminare La Rosa agli avvocati difensori del giovane accusato di aver esploso alcuni colpi di pistola lo scorso 11 febbraio in via Moncenisio, nel quartiere di Campo Boario. Per lui a maggio scorso la Procura aveva chiesto il giudizio immediato e gli avvocati difensori, Luca Amedeo Melegari e Pasquale Cardillo Cupo, avevano subito puntato sul giudizio abbreviato.
Per un'eccezione di procedura non è stato possibile definire il giudizio ieri e si tornerà in aula il prossimo 23 luglio dopo che gli avvocati avranno potuto trattare la pena con il titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore Giuseppe Miliano.
Ferdinando Pescio Di Silvio arriva da imputato in questo procedimento sulla base di una serie di prove raccolte dalla polizia la sera degli spari, tra cui la prova stub. Secondo questa ricostruzione il ragazzo ha aperto il fuoco all'indirizzo di una macchina piombata a forte velocità in via Moncenisio dove il 18enne vive insieme alla famiglia.

I reati contestati dalla Procura sono quelli di spari in luogo pubblico, ricettazione e detenzione d'arma da fuoco. I colpi furono esplosi ad altezza d'uomo, elemento che era emerso subito, durante il sopralluogo in strada.
Nel corso dell'interrogatorio davanti al giudice seguito all'arresto «Pescio» si era avvalso della facoltà di non rispondere. Vista la molte prove disponibili l'inchiesta si è chiusa tre mesi dopo i fatti e il processo è cominciato lo scorso 22 giugno.
Contro la misura cautelare restrittiva gli avvocati del giovane avevano anche proposto ricorso al Tribunale del Riesame che aveva lasciato inalterato il provvedimento del Tribunale ritenendo che sussistessero le esigenze cautelari e che fosse valido l'impianto accusatorio della Procura di Latina.