Quella sera litigavano da ore. Probabilmente dall'ora di cena. Giovedì sera qualcosa nel rapporto tra Grazia Sicilia e Calogero Cortese doveva essersi incrinato. Stando a quanto emergerebbe dalle dichiarazioni rese da alcuni testimoni, la coppia avrebbe avuto già una discussione all'ora di cena. In merito a quale argomento al momento non è dato saperlo.

Poi sembrava che le cose si fossero appianate, ma qualche ora più tardi, in piena notte, forse già poco dopo le 2, i coniugi avrebbero ripreso la discussione lasciata in sospeso poco prima. Fino a quando Calogero non ha impugnato quel revolver che deteneva del tutto legalmente, ma solo per un uso sportivo, e ha esploso tre colpi che hanno raggiunto la moglie al torace.

Lo si sente spesso dopo un fatto di cronaca del genere: i conoscenti delle vittime e dei carnefici spesso affermano che non c'erano segnali premonitori, che i rapporti tra i due erano più che buoni, che nessuno avrebbe mai potuto anche solo pensare ad un epilogo del genere. E spesso è proprio così. E con quasi assoluta certezza è il caso di Calogero e Grazia. Chi li conosceva lo ha detto ieri: erano una coppia affiatata. Si volevano bene. Fonti vicine al Comando dell'Arma dei Carabinieri riferiscono che i militari non avevano mai dovuto intervenire per liti o altro, che non erano mai state sporte denunce e che non risulterebbero accessi a pronto soccorso per maltrattamenti. Insomma i rapporti tra i due non apparivano certo incrinati o tesi.


Non avevano avuto figli, ma riversavano il proprio amore, oltre che l'uno sull'altra, anche sui due cani che avevano da anni. Nessuno li aveva mai sentiti urlare o litigare da quando si erano trasferiti in via Chiascio, nella zona de Le Salzare a Fossignano. Vivevano con la madre di lui. Cercavano di riprendersi economicamente dopo lo stop forzato legato al Covid-19 che li aveva tenuti lontano da fiere, feste e sagre.


Sì perché Grazia e Calogero - originari di Caltanissetta - erano commercianti di prodotti tipici siciliani che portavano, appunto, ad ogni evento nella regione. Dalle feste alle sagre, agli eventi presso i vari centri comemrciali, il loro banco "Sapori di Sicilia" era ben visibile, apprezzato. Solo 13 ore prima dell'omicidio sul profilo Facebook della loro attività avevano postato l'ultimo messaggio: «Fino a lunedì 20 luglio ci trovate al centro commerciale sedici pini a Pomezia» dicevano a tutti gli amici e clienti.

Stavano lentamente riprendendo in mano la propria attività costretta a fermarsi. «Ciao cari amici - scrivevano all'inizio del mese - Questo fine settimana 3/4/ e 5 luglio ritorniamo con piacere a Sabaudia. Piazza Santa Barbara. Finalmente dopo la chiusura per covid. Ricominciamo con i nostri cannoli siciliani e arancine. Per gli amanti del fresco domenica 5 luglio .ci troverete anche a Frascati nella passeggiata alberata. Buon fine settimana a tutti». 

di: Giuseppe Bianchi