Quasi due anni di inferno per una giovane operatrice sanitaria di Latina che, alla fine, ha trovato la forza di denunciare per stalking e rapina l'uomo con cui aveva intrapreso una relazione inizialmente idilliaca. Ieri Guido Della Corte, 68 anni, ex dipendente dell'Ispettorato del Lavoro, oggi in pensione, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione per i reati ipotizzati nell'esposto della ragazza e sostenuti con un'indagine approfondita dalla Procura di Latina dalla quale è emerso un precedente comportamento denigratorio nei confronti di un'altra donna con cui Della Corte aveva avuto una relazione in passato. E' stato uno degli elementi determinanti per i quali il Tribunale ha comminato un anno in più di pena rispetto alla richiesta del pm, che aveva, appunto proposto, due anni e otto mesi di reclusione. I fatti descritti nel capo d'imputazione raccontano di una storia a tratti incredibile, di insulti pesantissimi e della paura della vittima di essere uccisa, tanto che l'imputato era già sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento. Il primo episodio avviene il primo novembre del 2016 quando Guido Della Corte ha colpito la ragazza con uno schiaffo, il 21 marzo del 2017 l'ha afferrata per la gola e l'ha colpito con un pugno in un occhio, il 24 dicembre dello stesso anno le ha intimato di non usare più i social minacciandola di morte («io ti sparo»), il 28 dicembre, sempre del 2017, l'ha aggredita verbalmente («fai schifo, se una mi...a, la sistemo io la situazione), dopo di che l'ha inseguita perché si stava allontanando dall'auto su cui entrambi si trovavano, strattonandola e strappandole borsa e cellulare.

Di qui l'accusa di rapina oltre che di stalking per il Della Corte, difeso dall'avvocato Massimiliano Loi, che nell'arringa finale ha cercato di ricondurre le gravi azioni commesse dall'imputato nell'ambito di un periodo di particolare nervosismo legato ad altri problemi di ordine personale e familiare. Per il legale della vittima, l'avvocato Mario Di Sora, sono state le stesse dichiarazioni rese in aula dall'imputato a tratteggiare la gravità della situazione e a confermare quanto lo stalking fosse stato grave, al punto da cagionare alla vittima «un perdurante e grave stato d'ansia, con fondati timori per la propria incolumità, condotte consistite nel ricercarla nei luoghi da lei frequentati chiedendole di tornare insien, nel molestarla con continue telefonate, nel pubblicare sul social network Facebook fotografie private di lei senza autorizzazione e un post minaccioso e ingiurioso» che conteneva anche minacce di morte («morirari tra atroci tormenti»).