Interrogato dal giudice del Tribunale per i minorenni di Roma, ha ammesso i fatti e si è mostrato pentito E.S., 18 anni da compiere a fine anno, uno dei quattro giovani picchiatori che avevano seminato il terrore in città, agli inizi di giugno, macchiandosi di una serie di pestaggi del tutto gratuiti, in danno di ignari passanti. Assistito dall'avvocato di fiducia, l'avvocato Carla Bertini, in sostanza l'adolescente ha confermato l'escalation di violenza di quella sera, ridimensionando le accuse di rapina che hanno fatto scattare gli arresti domiciliari per i tre maggiorenni e per lui l'affidamento a una comunità per minorenni.
Come gli altri indagati, anche il 17enne era atteso all'esame del giudice per l'interrogatorio di garanzia, sebbene il Tribunale per lui non fosse quello ordinario di Latina, come per gli altri. Entro i termini di legge il giovane è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Federico Falzone che aveva firmato la misura restrittiva, accogliendo la richiesta formulata dal pubblico ministero della Procura per i minorenni, Tullia Monteleone.

Il giovane quindi ha ammesso i fatti, confermando la ricostruzione degli investigatori per gli episodi di quella sera del 4 giugno scorso, ma ha definito l'impresa compiuta insieme ai tre ventenni come una "notte brava", di certo al di sopra delle righe, ma non con l'obiettivo di derubare le quattro vittime aggredite. Una dichiarazione che evidenzia la gravità dei fatti, pronunciata però con l'obiettivo di ridimensionare l'accusa di rapina, il reato che, a differenza delle lesioni, ha fatto scattare la custodia cautelare per tutti e quattro i giovani. Il minorenne ha infatti sottolineato di non avere preso la bici, durante l'aggressione in viale Mazzini, per impossessarsene, ma per accelerare la fuga dopo la bravata, come conferma il fatto che l'ha lasciata una ventina di metri dopo, sull'altro lato della strada.